Sentenza n. 9587 del 20 novembre 2012 Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

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Archiviazione dell’istanza di rinnovo del permesso di soggiorno rilasciato per motivi di studio – diritto di ricongiungimento familiare

 

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Seconda Quater)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 471 del 2012, proposto da: *****, rappresentato e difeso dall’avv. Laura Corona, con domicilio eletto presso Laura Corona in Roma, via Cola di Rienzo, 149;

contro

Ministero dell’Interno .- Questura di Roma, rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12;

per l’annullamento

del decreto della Questura di Roma del 5 febbraio 2010, notificato il 19 dicembre 2011, con il quale si dispone l’archiviazione dell’istanza di rinnovo del permesso di soggiorno rilasciato per motivi di studio.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio di Ministero dell’Interno .- Questura di Roma;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 25 ottobre 2012 il dott. Stefania Santoleri e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

La ricorrente, cittadina coreana, risiede legalmente in Italia dal 1994 con il marito, anch’egli cittadino coreano, legalmente soggiornante in Italia.

In Italia sono nati i suoi due figli che frequentano la scuola italiana

Ha sempre ottenuto il permesso di soggiorno fino al 24/3/06.

In data 30/3/06 ha chiesto il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di studio.

L’Amministrazione non ha potuto inviare il preavviso di diniego perché è risultata irreperibile all’indirizzo indicato.

Con il provvedimento impugnato la sua domanda è stata respinta avendo l’Amministrazione ritenuto che – stante la sua irreperibilità – fosse venuto meno l’interesse al rilascio del titolo di soggiorno e che comunque non sussistessero i presupposti per il rilascio del permesso di soggiorno ad alcun titolo.

Avverso detto provvedimento la ricorrente ha dedotto i vizi di violazione degli artt. 7 e 10 bis della L. 241/90 e di difetto di motivazione.

L’Amministrazione intimata si è costituita in giudizio ed ha chiesto il rigetto del ricorso per infondatezza.

Con ordinanza n. 809/12 la domanda cautelare è stata accolta.

All’udienza pubblica del 25 ottobre 2012 il ricorso è stato trattenuto in decisione.

Il ricorso è fondato.

La ricorrente risiede legalmente in Italia da quasi venti anni con l’intera famiglia, i suoi figli sono nati a Roma, ed il coniuge svolte regolare attività lavorativa autonoma in Italia, ha sempre ottenuto il rinnovo del permesso di soggiorno, dispone di un alloggio: risulta dunque applicabile alla situazione della ricorrente la disposizione recata dall’art. 5 comma 5 del D.Lgs. n. 286/98 – nel testo aggiunto dalla lett. b) del comma 1 dell’art. 2 del D.Lgs.n. 5/07 – secondo cui, nell’adottare il provvedimento di rifiuto del rilascio, di revoca o diniego di rinnovo del permesso di soggiorno, quanto lo straniero abbia esercitato il diritto di ricongiungimento familiare, si deve tener conto anche della natura ed effettività dei vincoli familiari dell’interessato e della durata del soggiorno dello straniero nel territorio dello Stato.

La giurisprudenza ha precisato che la valutazione dell’effettività e della natura dei vincoli familiari va effettuata non soltanto in caso di ricongiungimento familiare, ma in tutte le ipotesi in cui il provvedimento di diniego incide sui legami familiari del richiedente il permesso di soggiorno (cfr. T.A.R. Lazio Sez. II Quater 30/6/11 n. 5758; Cons. Stato Sez. VI 13/9/2010 n. 6566).

Inoltre la sua condizione familiare, ove valutata, le avrebbe consentito di poter richiedere anche il permesso di soggiorno per motivi familiari.

Il provvedimento impugnato risulta quindi viziato per difetto di motivazione e deve essere pertanto annullato.

Quanto alle spese di lite, sussistono tuttavia giusti motivi per disporne la compensazione tra le parti, atteso che violazione da parte della ricorrente dell’obbligo di comunicare alla Questura la variazione di residenza, ha reso impossibile la partecipazione in sede procedimentale, incidendo in modo determinante sull’esito del procedimento.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Quater) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto,

lo accoglie e per l’effetto annulla il provvedimento impugnato.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 25 ottobre 2012

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 20/11/2012

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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