Sentenza n. 6629 del 19 luglio 2012 Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

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Revoca del permesso di soggiorno precedentemente rilasciato al ricorrente in esito alla procedura di emersione dal lavoro irregolare – datore di lavoro ha denunciato di non aver mai presentato alcuna domanda di assunzione nei confronti del ricorrente

 

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Seconda Quater)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 97 del 2012, proposto da: *****, rappresentato e difeso dall’avv. Francesco Precenzano, con domicilio eletto presso Francesco Precenzano in Roma, via Valadier, 39;

contro

Ministero dell’Interno, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura Dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12; Questura di Roma;

per l’annullamento

provvedimento del 22.8.2011 della Questura di Roma recante la revoca del permesso di soggiorno precedentemente rilasciato al ricorrente in esito alla procedura di emersione.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio di Ministero dell’Interno;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 27 aprile 2012 il dott. Maria Laura Maddalena e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

Con il ricorso in epigrafe, il ricorrente impugna il provvedimento con cui la Questura di Roma gli revocato il permesso di soggiorno precedentemente rilasciatogli in esito alla procedura di emersione dal lavoro irregolare. Il provvedimento di revoca è motivato in base alla circostanza che, dopo la stipula del contratto di soggiorno e il rilascio del titolo di soggiorno, la datrice di lavoro del ricorrente ha sporto querela, denunciando di non aver mai presentato alcuna domanda di assunzione nei confronti del ricorrente.

Espone, nell’atto di ricorso, il ricorrente di essersi recato, insieme alla propria datrice di lavoro, presso gli uffici dello Sportello Unico per l’immigrazione in data 18.3.2011 e di aver là sottoscritto il contratto di soggiorno. Il testo di detto contratto è stato prodotto agli atti e reca la firma della datrice di lavoro, ***.

Dichiara inoltre che detto rapporto di lavoro si è successivamente interrotto e di essere stato assunto da un’impresa di Arezzo, stipulando quindi un altro contratto di soggiorno presso lo Sportello Unico di Arezzo.

Nel ricorso, deduce quindi la violazione dell’art. 5 comma 5 del d.lgs. 286/98 e dell’art. 10 bis l. 241/90.

Con due ordinanze istruttorie, il collegio ha chiesto chiarimenti circa il contenuto della denuncia querela presentata dalla datrice di lavoro e l’esito dell’eventuale procedimento penale da essa originato.

L’amministrazione ha prodotto copia del verbale di ricezione di denuncia-querela della datrice di lavoro del ricorrente, ***, ma non ha saputo dare indicazioni circa lo stato del procedimento penale.

All’odierna udienza, il ricorso è stato trattenuto in decisione.

Con il primo motivo, il ricorrente denuncia la violazione dell’art. 5, comma 5, del d.lgs. 286/98 nonché l’insufficienza e contraddittorietà della motivazione, in quanto la Questura non ha considerato che la procedura per l’ottenimento della emersione prevede la presentazione del datore di lavoro e del lavoratore dinanzi ad un funzionario dello Sportello Unico. Essi infatti devono sottoscrivere dinanzi al pubblico ufficiale il contratto di soggiorno. Ora poiché nel caso di specie ciò è avvenuto, tanto che la procedura di emersione si è conclusa favorevolmente, ciò è incompatibile con la dichiarazione della datrice di lavoro di non aver mai assunto il ricorrente, a meno di non voler ipotizzare una sostituzione di persona, ipotesi piuttosto inverosimile. Sostiene inoltre il ricorrente che, comunque, la Questura avrebbe dovuto almeno attendere gli esiti della denuncia querela, prima di procedere a revocare il permesso di soggiorno.

La censura deve essere accolta.

Come si è detto, è agli atti il contratto di soggiorno firmato in data 18 marzo 2010 sia dal lavoratore che dalla datrice di lavoro dinanzi ad un funzionario dello Sportello Unico per l’immigrazione. Inoltre, tale di tale circostanza lo stesso provvedimento dà atto.

In questo quadro, l’amministrazione non poteva basarsi unicamente sulla denuncia querela della datrice di lavoro, di non aver mai richiesto l’assunzione del ricorrente, la cui veridicità è sconfessata dai documenti allegati. Si ravvisa pertanto il dedotto vizio di contraddittorietà della motivazione.

Anche sotto il profilo della violazione dell’art. 5, comma 5, del tu immigrazione, la censura deve essere accolta, risultando . Risulta infatti che il ricorrente aveva già nel frattempo firmato un altro contratto di soggiorno con un altro datore di lavoro (v. documenti allegati al ricorso) ???.

In conclusione, il ricorso deve essere accolto, con assorbimento delle ulteriori censure di natura procedimentale.

Le spese possono essere compensate, sussistendo giusti motivi.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Quater) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto annulla il provvedimento impugnato.

Compensa le spese.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nelle camere di consiglio dei giorni 27 aprile 2012 e 31 maggio 2012

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 19/07/2012

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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