Sentenza n. 6352 del 11 dicembre 2012 Consiglio di Stato

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Diniego emersione da lavoro irregolare – permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo

 

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

ex artt. 38 e 60 cod. proc. amm. sul ricorso numero di registro generale 7746 del 2012, proposto dal
Ministero dell’Interno, rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura generale dello Stato, con domicilio per legge in Roma, via dei Portoghesi, 12;

contro

***** e *****, rappresentati e difesi dagli avv. Simone Nocentini e Francesca Spini, con domicilio eletto presso il secondo in Roma, corso Vittorio Emanuele II, 18;

per la riforma

della sentenza breve del T.A.R. TOSCANA – FIRENZE: SEZIONE II n. 00469/2012, resa tra le parti, concernente diniego emersione da lavoro irregolare;

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio di ***** e di *****;

Viste le note a difesa;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 23 novembre 2012 il consigliere Bruno Rosario Polito e uditi per le parti gli l’avv. Pafundi, per delega dell’avv. Nocentini, e l’avvocato dello Stato Spina;

Sentite le stesse parti ai sensi dell’art. 60 cod. proc. amm.;

Ritenuto:

– che l’art. 1 ter del d.l. n. 78 del 2009, convertito con legge n. 102 del 2009, comprende fra i soggetti che possono avvalersi della speciale disciplina di sanatoria delle posizioni di lavoro delle persone adibite ad attività di assistenza e di sostegno nelle famiglie anche i “i datori di lavoro extracomunitari in possesso di titolo i soggiorno”, quale previstodall’art. 9 del t.u. approvato con d.lgs. n. 286 del 1998, che “occupavano irregolarmente alle loro dipendenze da almeno tre mesi” lavoratori per le prestazioni anzidette;

– che la posizione soggettiva del datore di lavoro – nella specie cittadino extracomunitario la cui presenza in Italia deve essere assistita dal titolo di soggiorno previsto dall’art. 9 del t.u. approvato con d.lgs. n. 286 del 1998, ossia il permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo, detto anche “carta di soggiorno” – deve qualificare il rapporto di lavoro per il quale è inoltrata la domanda di regolarizzazione, con riguardo alla parte datoriale, sia nel periodo trimestrale antecedente all’entrata in vigore del d.l. n. 78 del 2009, sia al momento delle produzione della domanda stessa e della stipula del contratto di soggiorno;

– che detti presupposti non sussistono nel caso di specie, poiché il datore di lavoro risulta essersi munito della carta di soggiorno solo nel corso del procedimento di emersione della posizione irregolare, con la conseguenza che il rapporto di lavoro non è assistito dal requisiti prefigurati dall’art. .1 ter del d.l. n. 78 del 2009, convertito con legge n. 102 del 2009, quali in precedenza evidenziati;

– che la questione di incostituzionalità della disciplina di regolarizzazione delle posizioni di lavoro dettata dall’ art. 1 ter della legge n. 102 del 2009 si configura manifestamente infondata;

– che invero, stante il carattere eccezionale della disciplina, la stessa – secondo l’insegnamento della Corte Costituzionale – non può essere invocata, sotto il profilo della violazione dell’art. 3 della Costituzione, ai fini dell’introduzione di ulteriori disposizioni, a loro volta derogatorie per fattispecie diverse dell’ ordinario regime dell’ingresso e permanenza degli stranieri in Italia;

– che la stessa direttiva n. 109/2003 del Consiglio Europeo descrive chiaramente lo status di “soggiornante di lungo periodo” come subordinato al rilascio dell’apposito titolo da parte dello stato ospitante, con un atto di conferimento che ha effetto costitutivo e implica una certa discrezionalità; in questa luce non si può sostenere che i diritti inerenti a quello status possano essere esercitati prima di averne conseguito il titolo, a nulla rilevando in tal senso che lo straniero abbia già maturato i requisiti per chiederlo ed ottenerlo; e non si può dire neppure che l’atto di conferimento abbia effetto in qualche modo retroattivo;

– che, quanto al richiamo ai parametri di rilievo costituzionale della parità di trattamento e di non discriminazione, non sussiste identità ed omogeneità fra le fattispecie messe a confronto (datore di lavoro straniero in possesso del solo permesso di soggiorno, rispetto a quello munito della carta di soggiorno), poiché alla seconda situazione di correla un radicamento più stabile nel territorio nazionale che, a sua volta, qualifica sul piano della serietà, stabilità e potenziale continuità il rapporto di lavoro di cui è domandata la regolarizzazione;

– che, in relazione ai profili della controversia, spese ed onorari del giudizio possono essere compensati fra le parti;

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, respinge il ricorso di primo grado.

Spese compensate.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 23 novembre 2012

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 11/12/2012

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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