Sentenza n. 5028 del 20 settembre 2012 Consiglio di Stato

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Rigetto istanza di emersione da lavoro irregolare

 

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

ex artt. 38 e 60 cod. proc. amm.
sul ricorso numero di registro generale 4452 del 2012, proposto da: *****, rappresentato e difeso dall’avv. Natalia Cicchelli, con domicilio eletto presso Cristina Bertocchini in Roma, via Filippo Corridoni, n.25;

contro

Ministero dell’Interno, U.T.G. – Prefettura di Milano;

per la riforma

della sentenza breve del T.A.R. LOMBARDIA – MILANO: SEZIONE II n. 00900/2012, resa tra le parti, concernente rigetto istanza di emersione da lavoro irregolare;

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 6 luglio 2012 il Cons. Alessandro Palanza e udito per la parte appellante l’avvocato Mazzeo su delega di Cicchelli;

Sentita la stessa parte ai sensi dell’art. 60 cod. proc. amm.;

1. Il signor ***** ha impugnato la sentenza n. 900/2012 del TAR di Milano per l’annullamento del decreto n. 113/2011 emesso dal Prefetto di Milano in data 18/8/2011, notificato al ricorrente in data 22.08.2011, con cui la predetta autorità amministrativa rigettava l’istanza di emersione dal lavoro irregolare – ex art. 1ter, lettera b), della legge n. 209/2009 – presentata in data 29.9.2009, per la insufficienza del reddito dichiarato dal datore di lavoro.

2.– La sentenza conferma la legittimità del provvedimento impugnato e la sua motivazione secondo la quale la domanda di emersione, presentata ai sensi dell’articolo 1bis della legge n. 109/2009, a favore dell’appellante è respinta, in quanto il datore di lavoro è privo del requisito reddituale minimo previsto dalla legge per ottenere l’emersione (euro 20.000 annui, elevabili ad euro 25.000 in caso di nucleo familiare con più soggetti conviventi percettori di reddito, cfr. art. 1-ter comma 4, lettera d, della legge n. 109/2009). Il TAR ha svolto istruttoria acquisendo documenti dall’Amministrazione dai quali non risulta provato il possesso del reddito minimo per l’emersione né da parte del datore di lavoro né da parte della moglie del medesimo. Inoltre, il reddito di quest’ultima è riferito all’anno successivo (2010) a quello della scadenza del termine di presentazione dell’istanza di emersione (2009).

3. – L’appellante contesta, con il primo motivo di appello, in fatto, l’accertamento compiuto nei confronti dei redditi della signora ***, moglie del datore di lavoro, la quale ha integrato in data 29 settembre 2011 la propria dichiarazione dei redditi per l’anno 2010 portando il reddito complessivo a € 25.200,00. Fino al 30 settembre, secondo la legge in vigore, il contribuente può presentare dichiarazioni integrative della dichiarazione dei redditi. Il reddito annuo risulta quindi dalla somma delle due dichiarazioni. In tal caso il reddito dichiarato dalla signora Lavezzi è senz’altro superiore ai requisiti richiesti dall’art.1ter, comma 4, lettera d, della legge n. 109/2009. L’Amministrazione si è invece limitata ad acquisire – con documento estratto dalla banca dati Siatel dell’Agenzia delle entrate il 22 luglio 2011- le risultanze della prima dichiarazione dei redditi nella versione presentata tramite il CAAF dipendenti il 5 luglio 2011 pari ad euro 16.074. Inoltre, anche se il requisito di reddito si è formato nell’anno successivo a quello di presentazione della domanda, l’Amministrazione avrebbe dovuto prendere in considerazione gli elementi sopravvenuti quando essi consentono il rilascio del permesso di soggiorno a norma dell’art. 5, comma 5, del D.lgs. n. 286/1998.

4. – La causa è andata in decisione alla camera di consiglio del 6 luglio 2012. Il Collegio, dato il prescritto avviso alla parte appellante presente, sussistendo le condizioni prescritte dall’art. 60 c.p.a., decide la causa direttamente nel merito.

5. – L’appello non può essere accolto.

5.1. – Il Collegio giudica legittimo il provvedimento impugnato in primo grado, che risulta motivato da una accurata istruttoria, confermata anche dagli esiti della ordinanza istruttoria adottata dal TAR.

5.2. – Lo stesso appellante ammette, del resto, che il requisito del reddito non sussisteva al momento della presentazione della domanda, né eventuali fatti sopravvenuti possono condurre ad annullare un provvedimento pienamente legittimo e fondato su un accurato accertamento dei fatti nel rispetto delle norme di legge.

Va considerato, del resto, che qui non si discute del rilascio di un permesso di soggiorno con le procedure ordinarie, ossia “di regime”, bensì dell’applicazione di un beneficio eccezionale (sanatoria) per il quale le condizioni richieste debbono necessariamente sussistere nel momento in cui la pretesa viene fatta valere.

5.3. – Gli elementi sopravvenuti potranno, eventualmente, motivare una richiesta di rilascio del permesso di soggiorno con il rito ordinario, qualora ne ricorrano le ulteriori condizioni prescritte..

6. – Non essendosi costituita la Amministrazione appellata non si dispone per le spese.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza) definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo respinge. Nulla per le spese.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 6 luglio 2012

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 20/09/2012

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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