Sentenza n. 3574 del 13 giugno 2011 Consiglio di Stato

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Diniego richiesta emersione ex lege 102/2009.

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 3183 del 2011, proposto da:
Ministero dell’Interno e U.T.G. – Prefettura di Genova, rappresentati e difesi dall’Avvocatura generale dello Stato e domiciliati presso gli uffici della stessa in Roma, via dei Portoghesi 12;

contro

*****, rappresentato e difeso dall’avv. Alessandro Ballerini, con domicilio eletto presso
lo studio dello stesso in Genova, Salita Salvatore Viale 5/2;

per l’annullamento

della sentenza breve del Tribunale amministrativo regionale per la LIGURIA – GENOVA – SEZIONE II n. 121/2011, resa tra le parti, concernente DINIEGO RICHIESTA EMERSIONE EX LEGE 102/2009.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio dell’appellato;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 20 maggio 2011 il Cons. Vittorio Stelo e uditi per le parti gli avvocati Ballerini e dello Stato Vessichelli;

Visto l’articolo 60 c.p.a.;

Considerato che sussistono i presupposti per definire il giudizio nel merito ai sensi della citata disposizione, della cui applicabilità è stato dato avviso alle parti presenti alla camera di consiglio fissata per l’esame dell’istanza incidentale di sospensione della sentenza impugnata formulata dall’appellante;

Ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue:

FATTO e DIRITTO

1. Con il ricorso di primo grado dinanzi al Tribunale amministrativo regionale per la Liguria, sede di Genova, l’ odierno appellato ha impugnato il provvedimento di rigetto dell’istanza di emersione dal lavoro irregolare presentata ai sensi della legge 3 agosto 2009 n. 102, emesso dal Prefetto di Genova sul presupposto dell’esistenza a suo carico di pregiudizio penale ostativo, per il reato di violazione all’ordine di espulsione previsto dall’articolo 14, comma 5-ter, del D.lgs. n. 286/1998.

Avverso la sentenza di accoglimento pronunciata dal T.A.R- Sezione II n. 121 del 20 gennaio 2011, ha proposto appello, con istanza incidentale di sospensiva, l’Amministrazione dell’Interno, lamentando, con articolato motivo di impugnazione, la errata interpretazione, da parte del Giudice di primo grado, dell’articolo 1-ter della menzionata legge n. 102/2009.

Si è costituito in giudizio, per resistere, l’originario ricorrente.

2. . L’appello è infondato e deve essere respinto, alla stregua dei seguenti, risolutivi, principii di diritto e precedenti giurisprudenziali conformi:

– la questione giuridica della riconducibilità o meno ai reati previsti dagli articoli 380 e 381 c.p.p. del delitto di violazione dell’ordine del prefetto di lasciare il territorio dello Stato, previsto dall’articolo 14, comma 5-ter, del D.lgs. n. 286/1998, deve ormai ritenersi del tutto priva di rilevanza, dal momento l’applicazione della norma da ultimo indicata è oggi preclusa dagli articoli 15 e 16 della Direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio 16 dicembre 2008 n. 2008/115/CE (le cui disposizioni risultano sufficientemente precise ed incondizionate e dunque come tali suscettibili di immediata applicazione negli Stati membri una volta che è decorso il termine del 24 dicembre 2010 fissato per il suo recepimento senza che il legislatore italiano abbia a ciò provveduto), che “deve essere interpretata nel senso che essa osta ad una normativa di uno Stato membro che preveda l’irrogazione della pena della reclusione al cittadino di un Paese terzo il cui soggiorno sia irregolare per la sola ragione che questi, in violazione di un ordine di lasciare entro un determinato termine il territorio di tale Stato, permane in detto territorio senza giustificato motivo” (Corte di Giustizia dell’Unione Europea, sentenza 28 aprile 2011 in causa C-61/11 PPU );

– per effetto, dunque, di tale entrata in vigore, il reato previsto dall’articolo 14, comma 5-ter, citato non può più considerarsi tale, sì che si versa in un’ipotesi di abolitio criminis, che, a norma dell’articolo 2, comma 2, c.p., ha effetto retroattivo, facendo cessare l’esecuzione della condanna ed i relativi effetti penali ( Cons. St., adunanza plenaria, 8/2011 );

– il provvedimento amministrativo oggetto del presente giudizio, adottato sul presupposto di una condanna per un fatto che ormai non è più previsto come reato, in quanto tuttora sub iudice non può ritenersi insensibile al veduto mutamento della normativa di riferimento, si che, non potendo più la condanna penale a suo tempo riportata dall’odierno appellato per il reato di cui all’articolo 14, comma 5-ter, citato essere considerata ostativa all’accoglimento della istanza di emersione dal lavoro irregolare, esso deve ritenersi illegittimo per insussistenza dei presupposti sui quali l’Amministrazione ha fondato il rigetto dell’istanza di cui trattasi, che pertanto dev’essere dalla stessa nuovamente esaminata conformandosi alle statuizioni della presente decisione ( Cons. Stato III n. 2845/2011 ).

3. In definitiva l’appello va respinto, con conseguente conferma dell’impugnata sentenza.

La novità della questione consente di compensare integralmente tra le parti le spese del grado di giudizio.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge e, per l’effetto, conferma la sentenza impugnata.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 20 maggio 2011 con l’intervento dei seguenti magistrati:

Pier Giorgio Lignani, Presidente

Marco Lipari, Consigliere

Salvatore Cacace, Consigliere

Vittorio Stelo, Consigliere, Estensore

Roberto Capuzzi, Consigliere

 

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 13/06/2011

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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