Sentenza n. 3307 del 5 giugno 2012 Consiglio di Stato

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Rilascio permesso di soggiorno per ricerca di occupazione – mancanza documenti attestanti l’instaurazione di un rapporto di lavoro

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 2449 del 2009, proposto da: *****, rappresentato e difeso dagli avv. Gigliola Mazza Ricci, Alberto Guariso, con domicilio eletto presso Gigliola Mazza Ricci in Roma, via di Pietralata 320;

contro

Ministero dell’Interno, rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12; Questura di Milano;

per la riforma

della sentenza del T.A.R. LOMBARDIA – MILANO: SEZIONE I n. 05804/2008, resa tra le parti, concernente rilascio permesso di soggiorno

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 1 giugno 2012 il Pres. Pier Giorgio Lignani e uditi per le parti gli avvocati Mazza Ricci e dello Stato Lumetti;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

1. L’appellante, già ricorrente in primo grado, cittadino marocchino presente in Italia con un permesso di soggiorno originariamente rilasciato per lavoro subordinato, il 27 maggio 2002 ha presentato domanda di rinnovo del permesso di soggiorno, questa volta a titolo di “iscrizione nelle liste di collocamento”, essendo in quel momento disoccupato.

La Questura di Milano, esaminati gli atti, ha rilevato che al richiedente era stato già rilasciato un permesso di soggiorno “per ricerca di occupazione” in data 28 settembre 2000, per la durata di un anno; e che da allora l’interessato non aveva prodotto documenti attestanti l’instaurazione di un rapporto di lavoro.

Di conseguenza, la Questura ha respinto la domanda di rilascio del permesso di soggiorno, con decreto datato 6 marzo 2004, notificato il 3 gennaio 2005.

2. L’interessato ha proposto ricorso al T.A.R. Lombardia, deducendo che egli in realtà aveva sempre prestato lavoro subordinato, ma che era stato costretto a lavorare “in nero” dai datori di lavoro. Nondimeno, vi era stato un rapporto di lavoro regolare fra il 28 novembre 2000 e il 19 dicembre 2000, sicché alla scadenza del permesso di soggiorno rilasciato il 28 settembre 2000 per la durata di un anno egli era disoccupato, sia pure solo formalmente, da soli 9 mesi e 8 giorni; avrebbe dovuto, quindi, conseguire un nuovo permesso di soggiorno per ricerca occupazione, per la durata residua di due mesi e 22 giorni. Inoltre anche in seguito aveva stipulato altri contratti di lavoro regolari (e non “in nero”).

3. Il T.A.R. Lombardia, con sentenza 8 luglio 2008, n. 5804, ha respinto il ricorso.

L’interessato propone appello, reiterando, in buona sostanza, gli argomenti già dedotti in primo grado.

4. Questo Collegio osserva che correttamente l’interessato afferma che al momento in cui era venuto a scadenza il suo ultimo permesso di soggiorno (quello rilasciato il 28 settembre 2000 per un anno, a titolo di ricerca occupazione) non era ancora entrata in vigore la legge n. 189/2002 la quale, fra l’altro, ha ridotto da un anno a sei mesi il periodo consentito per la ricerca dell’occupazione.

Nondimeno, questo particolare è irrilevante, perché l’interessato non nega di avere presentato la richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno il 27 maggio 2002, trovandosi allora nello stato di disoccupazione da un periodo di gran lunga superiore ai dodici mesi. Ciò resta vero anche se si prende come termine iniziale del periodo di disoccupazione il 19 dicembre 2000 (e non una data anteriore), come sostenuto nel ricorso.

5. Alla luce di questi dati di fatto, è giocoforza concludere che la Questura di Milano non aveva ragione per disporre diversamente da ciò che ha fatto.

Ci si potrebbe tuttavia chiedere se la Questura dovesse applicare il disposto dell’art. 5, comma 5, del t.u. n. 286/1998, il quale consente che si tengano in considerazione in favore dello straniero gli elementi sopravvenuti: in questo caso, i contratti (regolari) stipulati dopo la domanda di rinnovo del permesso di soggiorno.

Ma lo stesso ricorrente non ha dedotto davanti al T.A.R. un motivo in questo senso, e si può ritenere tacitamente ammesso che la sopravvenienza di nuovi contratti di lavoro non sia stata rappresentata alla Questura, sicché questa ovviamente non poteva tenerne conto.

6. S’intende che la presente decisione di rigetto dell’appello non preclude, di per sé, all’amministrazione di riesaminare il caso, tenendo conto – ove li ritenga rilevanti – degli elementi sopravvenuti. In occasione di un eventuale riesame, l’amministrazione vedrà anche se vi siano le condizioni per applicare all’interessato le nuove disposizioni del decreto legislativo n. 5/2007, in relazione allo stato di famiglia ed alla lunga permanenza nel territorio nazionale in assenza (a quanto pare) di qualsivoglia precedente penale.

7. Le spese del giudizio possono essere compensate.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza) rigetta l’appello. Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 1 giugno 2012

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 05/06/2012

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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