Sentenza n. 2640 del 8 maggio 2012 Consiglio di Stato

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diniego del rinnovo del permesso di soggiorno che recava a motivazione, l’insufficienza di mezzi economici previsti dalla normativa vigente (ossia un reddito di almeno 5317 euro annui) come requisito essenziale per il soggiorno in Italia

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 7878 del 2011, proposto da: *****, rappresentato e difeso dagli avv. Maria Rosaria Damizia e Francesco Volpi, con domicilio eletto presso Maria Rosaria Damizia in Roma, viale Carso n. 23;

contro

Ministero dell’Interno in persona del Ministro pro tempore, Questura di Arezzo in persona del Questore pro tempore, rappresentati e difesi dall’Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata per legge in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;

per la riforma

della sentenza breve del T.A.R. TOSCANA – FIRENZE SEZIONE II n. 00242/2011,

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero dell’Interno e della Questura di Arezzo;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 16 marzo 2012 il Cons. Roberto Capuzzi e uditi per le parti gli avvocati Angelelli su delega di Damizia e dello Stato Spina;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

1. In primo grado il ***** ha contestato il provvedimento di diniego del rinnovo del permesso di soggiorno che recava a motivazione, l’insufficienza di mezzi economici previsti dalla normativa vigente (ossia un reddito di almeno 5317 euro annui) come requisito essenziale per il soggiorno in Italia.

Nel ricorso si sosteneva che pur a fronte della perdita del posto di lavoro veniva mantenuta la legalità del soggiorno per la residua parte di validità del permesso e che l’Amministrazione non aveva valutato correttamente le contingenze economiche, derivanti anche da motivi di salute, che costituivano vere cause di forza maggiore nonché il fatto che al proprio sostentamento economico provvedeva il fratello.

2. Il Tar ha ritenuto i motivi dedotti infondati, posto che il permesso di soggiorno in possesso del ricorrente era scaduto in data 16 agosto 2009, mentre il provvedimento di diniego impugnato portava la data del 18 ottobre 2010; e quindi il ricorrente aveva avuto un periodo di oltre un anno per reperire una nuova occupazione. Sicchè, in assenza della dimostrazione di avere sottoscritto un nuovo contratto di soggiorno, non aveva titolo, né al rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato, né al rilascio di un permesso per attesa occupazione.

Inoltre il ricorrente non aveva prodotto documentazione comprovante uno stato di salute incompatibile con lo svolgimento di un qualsiasi lavoro ed era da oltre un anno privo di propri mezzi di sostentamento. Né la necessità di adeguati mezzi di sostentamento personali poteva essere superata dalla contingente disponibilità di un parente a provvedere temporaneamente al suo sostentamento, essendo quello della disponibilità di mezzi di sostentamento personali un preciso requisito richiesto dagli artt. 4 e 5 del d.lgs n.286 del 1998.

Infine ha rilevato il Tar che la mancanza del requisito richiesto dalla legge ha reso irrilevante, ai fini del rinnovo del permesso di soggiorno, secondo il disposto dell’art. 29, comma 3, del d. lgs n.286/98, la circostanza che il ricorrente risiedeva in Italia dall’anno 2000, non ricorrendo comunque nel caso di specie l’ipotesi di cui agli artt. 29 e 29 bis del medesimo decreto.

Il Tar quindi ha respinto il ricorso e condannato il ricorrente, stante la manifesta infondatezza del ricorso, alle spese di lite nella misura di euro 3000,00.

3. Nell’atto di appello il ricorrente assume la erroneità della sentenza del Tar che non avrebbe tenuto conto, nel rigettare il ricorso, della situazione fattuale del medesimo, che si era ritrovato con un documento erroneamente formato dalla pubblica amministrazione, ossia con il permesso di soggiorno, datato 25.9.2007 con scadenza il 16.8.2009, riportante la dicitura di attesa occupazione e non di lavoro subordinato.

Senza tale errore avrebbe dovuto applicarsi l’art. 22 co.11 d.lgs. 286/98 in combinato disposto con gli art.. 8-9 Convenzione Oil 143/75, ratificata in Italia con la legge 10.4.1981 n.158, che fissa il principio che secondo cui il lavoratore straniero che perde il posto di lavoro mantiene la posizione di legalità nel soggiorno, con conseguente diritto all’ottenimento del rinnovo del permesso di soggiorno. Per l’effetto il lavoratore ha diritto alla iscrizione nelle liste di collocamento per il periodo di residua validità del permesso di soggiorno e allo stesso non può chiedersi la disponibilità di un reddito essendo in una condizione di disoccupazione.

Si duole ancora il ricorrente, oltre al ritardo nell’adozione del diniego, della mancata notifica del preavviso di rigetto prevista dall’art. 10 bis della legge 241/90.

4. Tali argomentazioni non meritano accoglimento.

L’argomento centrale dal quale muove l’appello è che il permesso del 2007, in quanto rilasciato per attesa occupazione e non per lavoro subordinato, fosse erroneo. Ove infatti non fosse stato commesso tale errore materiale il ricorrente avrebbe potuto ottenere un ulteriore permesso per attesa occupazione potendo venire in applicazione l’art. 22 comma 11 del d.lgs. n.286/98 in combinato disposto con gli artt. 8-9 Convenzione Oil.

5. L’assunto è indimostrato in punto di fatto in quanto non può evincersi alcun elemento atto ad avvalorare la affermazione di un errore commesso dalla amministrazione, mentre, sul piano giuridico, il provvedimento del 2007 deve considerarsi ormai inoppugnabile, non potendosi ora mettersi in discussione il presupposto legittimante l’adozione del titolo in base al quale veniva rilasciato a suo tempo il permesso di soggiorno.

6. Quanto alla violazione dell’articolo 10 bis della legge 241/90, la sezione osserva che il preavviso di rigetto ha la funzione di consentire al soggetto destinatario del provvedimento negativo, in un’ottica di collaborazione con l’amministrazione, di presentare controdeduzioni avverso i motivi di diniego per evidenziare eventuali profili di illegittimità dell’atto finale in via di formazione, in modo tale da consentire alla stessa amministrazione di acquisire e valutare ulteriori elementi utili all’adozione del provvedimento. Al riguardo va messo in luce che, qualora tale scopo sia stato in qualsiasi modo raggiunto, la comunicazione si rende superflua e riprendono espansione i principi di economicità e speditezza dai quali è retta l’attività amministrativa .

Sulla base di quanto sopra, la censura infondata atteso che nel provvedimento si dà atto che il ricorrente aveva interloquito con la amministrazione, venendo invitato a dimostrare il possesso dei requisiti di lavoro e di reddito in mancanza dei quali il provvedimento sarebbe stato negativo; all’uopo il ricorrente dichiarava in data 13.10.2010, di non possedere una attività lavorativa dal 30 settembre 2008, confermando la insufficienza dei mezzi economici previsti dalla normativa.

Quanto poi alla patologia sofferta dal ricorrente, come evidenziato dal Tar, non è stata depositata nel giudizio di primo grado alcuna documentazione comprovante uno stato di salute incompatibile con lo svolgimento di un qualsiasi lavoro.

Per il resto, valgono le considerazioni del Tar, laddove ha rilevato che la mancanza di idonei mezzi di sostentamento personali non possa essere superata dalla contingente generosità di un parente, essendo quello della disponibilità di mezzi di sostentamento personali un preciso requisito richiesto dagli artt. 4 e 5 del d.lgs. 286 del 1998.

7. In conclusione l’appello va rigettato e la sentenza di primo grado deve essere confermata.

8. Spese ed onorari del grado, per la natura del petitum, possono essere compensati.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza) definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 16 marzo 2012

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 08/05/2012

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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