Sentenza n. 2464 del 13 marzo 2012 Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

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Irricevibilità istanza di rilascio di primo permesso di soggiorno a seguito di legalizzazione emersione

 

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Seconda Quater)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 169 del 2011, proposto da: *****, rappresentato e difeso dall’avv. Filippo Maria Malara, con domicilio eletto presso Filippo M. Malara in Roma, Circonvallazione Clodia, 80;

contro

Ministero dell’Interno, rappresentato e difeso dall’Avvocatura Dello Stato, domiciliata per legge in Roma, via dei Portoghesi, 12; Questura di Roma;

per l’annullamento

DECRETO RECANTE L’IRRICEVIBILITÀ DELL’ISTANZA DI RILASCIO DI PRIMO PERMESSO DI SOGGIORNO A SEGUITO DI LEGALIZZAZIONE-EMERSIONE

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio di Ministero dell’Interno;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 10 novembre 2011 il dott. Floriana Rizzetto e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

Con il ricorso in esame il Sig. ***** impugna il decreto della Questura di Roma del 24.8.2010 che ha rigettato l’istanza di permesso di soggiorno a seguito di emersione dal lavoro irregolare presentato dal datore di lavoro a favore del ricorrente ai sensi dell’art. 1 ter del d.l. 1° luglio 2009 n. 78 conv. in l. 3 agosto 2009 n. 102. L’atto di diniego si fonda sulla sentenza di condanna del ricorrente per il reato di violazione all’ordine di espulsione previsto dall’art. 14 , co. 5 ter , del d.lgs. n. 286 del 1998, ritenuto dall’amministrazione ostativo al conseguimento del beneficio richiesto in quanto il delitto in questione era ritenuto riconducibile tra quelli previsti dagli articoli 380 e 381 c.p.p.

Il ricorrente chiede l’annullamento dell’atto impugnato ed il risarcimento del danno subito in conseguenza di esso, deducendo le seguenti censure:

1) Violazione e falsa applicazione dell’art. 1 ter del d.l. 1° luglio 2009 n. 78 conv. in l. 3 agosto 2009 n. 102; del d.lvo n. 286/98; degli art. 97 e 24 Cost. Eccesso di potere per difetto di motivazione e di istruttoria; mancata osservanza dei precetti costituzionali di buon andamento e imparzialità della PA, violazione del diritto di difesa;

contraddittorietà e illegittimità manifeste;

2) Violazione di legge – difetto di istruttoria; Violazione degli artt. 6 e 9 della legge n. 241/90;

3) Violazione e falsa applicazione della l. 3 agosto 2009 n. 102 in relazione al d.lvo n. 286/98; Eccesso di potere per errore, travisamento del fatto storico e dei presupposti di diritto, illogicità ed ingiustizia manifesta. Violazione del diritto di difesa e dell’art. 5 co. 5 del d.lvo n. 286/98; violazione dell’art. 2 co. 1 del DL 195/02 conv. In legge n. 222/02;Carenza di potere in astratto.

Questione di legittimità costituzionale dell’art. 1 ter del d.l. 1° luglio 2009 n. 78 conv. in l. 3 agosto 2009 n. 102 per contrasto con l’art. 27 cost. e del principio di divieto di analogia della legge penale

Si è costituita l’Amministrazione intimata, chiedendo il rigetto del ricorso.

Con ordinanza n. 1121 del 24.3.2011 l’istanza cautelare è stata accolta.

All’udienza pubblica del 10.11.2011 la causa è passata in decisione.

Il ricorso va accolto.

Il provvedimento impugnato si fonda su una sentenza di condanna del ricorrente per un reato cui l’Amministrazione ha attribuito valenza automaticamente ostativa al conseguimento del beneficio richiesto (violazione dell’ordine del questore di lasciare il territorio dello Stato, previsto dall’art. 14 , co. 5 ter , del d.lgs. n. 286 del 1998) in quanto ritenuto riconducibile tra quelli previsti dagli articoli 380 e 381 c.p.p. Detto precedente ha tuttavia perduto la ritenuta valenza preclusiva dal 24.12.2010 per effetto della diretta applicabilità degli artt. 15 e 16 della direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio 16 dicembre 2008 n. 2008/115/CE (le cui disposizioni risultano sufficientemente precise ed incondizionate e dunque come tali suscettibili di immediata applicazione negli Stati membri una volta decorso il termine del 24 dicembre 2010 fissato per il suo recepimento senza che il legislatore italiano abbia a ciò provveduto) che “deve essere interpretata nel senso che essa osta ad una normativa di uno Stato membro… che preveda l’irrogazione della pena della reclusione al cittadino di un paese terzo il cui soggiorno sia irregolare per la sola ragione che questi, in violazione di un ordine di lasciare entro un determinato termine il territorio di tale Stato, permane in detto territorio senza giustificato motivo” (Corte di Giustizia dell’Unione Europea, sentenza 28.4.2011). Tale reato, come ribadito dall’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, con sentenza n.8/2011, per effetto dell’entrata in vigore della predetta direttiva non può più considerarsi tale, versandosi in un’ipotesi di abolitio criminis che, a norma dell’art. 2, co. 2, c.p., ha effetto retroattivo e fa cessare l’esecuzione della condanna con i relativi effetti penali. Alla predetta direttiva comunitaria è stata data attuazione con decreto-legge 23 giugno 2011, n. 89, convertito in Legge 2-8-2011 n. 129.

Ne consegue che il provvedimento impugnato, pur essendo stato adottato prima dell’operatività di tale norma abrogatrice, si fonda tuttavia su un presupposto – la condanna per un fatto che non è più previsto come reato – che non costituisce più un fattore automaticamente ostativo al rilascio del permesso di soggiorno per motivi di lavoro e quindi l’istanza del ricorrente dovrà essere rivalutata alla luce della favorevole circostanza sopravvenuta ai sensi dell’art. 5 co. 5 del d.lvo n. 286/98.

Il ricorso va pertanto accolto con conseguente annullamento dell’atto impugnato. La domanda risarcitoria va invece disattesa in quanto formulata genericamente.

Sussistono giusti motivi per compensare integralmente tra le parti le spese di giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Quater) accoglie il ricorso in epigrafe e per l’effetto annulla l’atto impugnato; respinge la domanda risarcitoria.

Spese, diritti ed onorari compensati.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 10 novembre 2011

 

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 13/03/2012

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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