Sentenza n. 15294 del 12 settembre 2012 Corte di Cassazione

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Ok all’espulsione se non c’è convivenza con marito italiano – deve essere accertata la convivenza tra i coniugi per il rilascio del permesso di soggiorno

 

 

CORTE DI CASSAZIONE

Sez. VI Civile-1

Premesso

 

Che con relazione ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c. il Consigliere relatore ha esposto quanto segue:

“1. — Il Giudice di pace di Messina ha respinto il ricorso della sig.ra ***** , di nazionalità marocchina, avverso il decreto di espulsione emesso nei suoi confronti, ai sensi dell’art. 13, comma 2 lett. b), d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286, dal Prefetto della stessa città il 13 dicembre 2010.

L’interessata ha quindi proposto ricorso per cassazione con tre motivi di censura, cui non ha resistito l’amministrazione intimata.

2. — Con il primo motivo di ricorso, denunciando vizio di motivazione, la ricorrente deduce che:

a) né il decreto prefettizio di espulsione, né l’intimazione del questore a lasciare il territorio italiano entro cinque giorni recano alcuna giustificazione della mancata traduzione in lingua conosciuta d all’intimata;

b) il suo difensore aveva lamentato che i predetti provvedimenti non erano tradotti in alcun’altra lingua, ma erano tradotti, in francese, i soli verbali di notifica, nei quali peraltro le parti tradotte non erano complete e dunque pienamente comprensibili.

2.1. – Il motivo è inammissibile.

La censura a) non corrisponde alla ratio della decisione impugnata, secondo cui era sufficiente la traduzione in francese essendo appunto il francese una lingua conosciuta dalla ricorrente, in quanto lingua ufficiale del suo paese.

La censura b) è generica e deve ritenersi altresì nuova, dato che il provvedimento impugnato non vi fa cenno, né in ricorso è specificato in quale atto processuale sia stata sollevata.

3. — Con il secondo motivo, denunciando vizio di motivazione, si lamenta che il Giudice di pace:

a) non abbia indicato le ragioni per cui ha disatteso la censura di violazione dell’art. 19, comma 2 lett. c), d.lgs. n. 286 del 1998, pur avendo la ricorrente dimostrato di essere sposata con un cittadino italiano;

b) abbia omesso di prendere posizione in ordine alla pendenza del giudizio di impugnazione sul diniego del permesso di soggiorno.

2.1. — Il motivo è inammissibile.

Quanto al profilo a), va evidenziato che il Giudice di pace ha invece accertato che il luogo indicato come dimora familiare dalla ricorrente era un’abitazione abbandonata da tempo e che il marito della ricorrente, avviate le pratiche di separazione, si era trasferito in provincia di Venezia. Difettava, dunque, il requisito della convivenza previsto dal richiamato art. 19, comma 2, lett. c).

Quanto al profilo b), oltre alla novità della censura (dato che non se ne fa menzione del provvedimento impugnato e in ricorso non viene precisato in quale atto del giudizio di merito sia stata sollevata) va evidenziata anche l’irrilevanza della pendenza del giudizio di impugnazione del diniego di rilascio del permesso di soggiorno nel giudizio sull’espulsione ai sensi dell’art. 13, comma 2 lett. b) (per tutte, Cass. Sez. Un. 22217/2006).

4. – Con il terzo motivo si deduce la violazione dell’art. 112 c.p.c. per avere il Giudice di pace omesso di pronunciare sui rilievi mossi all’intimazione del questore a lasciare il territorio italiano entro cinque giorni.

4.1. — Il motivo è inammissibile, perché l’intimazione di cui trattasi non può essere sottoposta al sindacato del giudice dell’opposizione all’espulsione, non esistendo alcun nesso di strumentalità necessaria rispetto alla stessa espulsione e non essendo ammissibile una indeterminata espansione dei mezzi di tutela tassativamente indicati dalla legge (Cass. 23009/2004 e successive conformi)”;

che tale relazione è stata ritualmente comunicata al P.M. e notificata all’avvocato della parte costituita, i quali non hanno presentato conclusioni o memorie.

Considerato

Che il Collegio condivide quanto osservato nella predetta relazione;

che il ricorso va pertanto respinto;

che in mancanza di attività difensiva della parte intimata non vi è luogo a provvedere sulle spese processuali;

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

DEPOSITATO IN CANCELLERIA
IL 12 SETTEMBRE 2012

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