Sentenza n. 14733 del 5 luglio 2011 Corte di Cassazione

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Prestazione in favore di extracomunitari titolari di permesso ma non di carta di soggiorno – previdenza e assistenza – indennità di accompagnamento Ritenuto in fatto.

 

CORTE DI CASSAZIONE


Ritenuto in fatto

Con sentenza in data 14 novembre 2007, la Corte d’appello di Torino ha parzialmente accolto, nei confronti dell’INPS, la domanda proposta da (…) e, per essa, dal tutore (…), per ottenere, quale cittadina marocchina, convivente con familiari lavoratori in Italia e titolare di permesso di soggiorno (ma non della carta di soggiorno) l’accertamento del diritto alla corresponsione della pensione di inabilità e dell’indennità di accompagnamento.

Richiamando l’art. 41 dell’accordo di cooperazione firmato il 27.4.1976 tra la Comunità economica europea e il Regno del Marocco, recepito dal Regolamento CE n. 2211/78, come interpretato dalla Corte CEE con sentenza n. 18 del 1991, la Corte d’appello ha osservato che, secondo la suddetta sentenza, l’art. 41 citato è norma direttamente applicabile, che vieta di discriminare i lavoratori di nazionalità marocchina e i loro familiari conviventi nel settore della sicurezza sociale; a sua volta la nozione di “sicurezza sociale” di cui al ripetuto art. 41 deve essere intesa in analogia con l’identica nozione che figura nel art. 12 della legge n. 118 del 1971 subordina l’attribuzione del beneficio.

Di questa sentenza l’INPS chiede la cassazione con ricorso fondato su un unico motivo.

Resiste (…), nella qualità, con controricorso, proponendo, a sua volta, ricorso incidentale, illustrato anche con memoria ex art. 378 c.p.c..

Considerato in diritto

1. Il ricorso principale e quello incidentale vanno riuniti perché proposti contro la stessa sentenza (art. 335 c.p.c.).

2. Nell’unico motivo del ricorso principale l’INPS denuncia violazione dell’Regolamento CE 1408/71 attraverso una comparazione con le previsioni del ripetuto art. 41, in quanto i regolamenti della Comunità europea non riguardano i rapporti tra uno Stato europeo e uno extraeuropeo.

3. A sua volta, nell’unico motivo del suo ricorso incidentale, nella qualità, denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 14 septies art. 12 della legge 118/1971 per il riconoscimento della pensione di inabilità, il reddito imponibile IRPEF che rileva è soltanto quello personale dell’inabile; ha errato, pertanto, la Corte d’appello nel ritenere che debba aversi riguardo anche al reddito prodotto dai vari componenti il nucleo familiare dell’inabile.

4. Sia il ricorso principale che quello incidentale non sono fondati, dovendo la conclusiva statuizione della Corte di merito – comportante l’affermazione del diritto di (…) alla indennità di accompagnamento, e il rigetto, invece, della domanda dell’invalida relativa alla pensione di inabilità – ritenersi conforme a diritto, ancorché la motivazione della sentenza impugnata necessiti di correzione e integrazione nei sensi di cui alle considerazioni che seguono (art. 384, quarto comma, c.p.c.).

5. Sulle questioni controverse, dopo il deposito della sentenza impugnata e degli stessi ricorsi per cassazione, si è pronunciata la Corte Costituzionale con tre sentenze dichiarative della illegittimità costituzionale dell’Corte cost. sent. n. 187 del 2010), siano attribuibili agli stranieri extracomunitari legalmente soggiornanti nel territorio dello Stato soltanto perché non in possesso della carta di soggiorno (ora, permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo).

6. L’intervento del giudice delle leggi fa seguito alla scelta legislativa, espressa nelle norme sottoposte a scrutinio di costituzionalità, di circoscrivere la platea dei fruitori delle prestazioni sociali da riconoscere in favore dei cittadini extracomunitari, intervenendo direttamente sui presupposti di legittimazione al conseguimento delle provvidenze assistenziali e individuandone, per l’effetto, i beneficiari solamente nei cittadini extracomunitari titolari della carta di soggiorno (ora permesso di soggiorno CE); così, in sostanza, facendo venir meno, quanto ai soggetti legittimati a fruire di trattamenti assistenziali, la equiparazione, precedentemente esistente, fra i cittadini italiani e gli stranieri extracomunitari in possesso di regolare permesso di soggiorno.

7. La Corte costituzionale ha giustificato il proprio intervento additivo osservando come sia da ritenere manifestamente irragionevole subordinare, quanto ai cittadini extracomunitari legalmente soggiornanti in Italia, l’attribuzione delle prestazioni assistenziali sopra indicate al possesso di un titolo di legittimazione che (come la carta di soggiorno o il permesso di soggiorno CE) richiede, per il rilascio, tra l’altro, la titolarità di un reddito in un determinato ammontare e il regolare soggiorno nello Stato da un certo numero di anni (attualmente, cinque). Invero, nell’ordinamento giuridico nazionale, l’indennità di accompagnamento è concessa dalla art. 1, comma 35, della legge n.247 del 2007).

8. Tale manifesta irragionevolezza – ha sottolineato il giudice delle leggi – comporta che le norme sopra richiamate ed oggetto di censura costituzionale contrastano con l’art. 10 Cost., dal momento che tra le norme di diritto internazionale generalmente riconosciute rientrano quelle che, nel garantire i diritti fondamentali della persona indipendentemente dall’appartenenza a determinate entità politiche, vietano discriminazioni nei confronti degli stranieri, legittimamente soggiornanti nel territorio dello Stato.

9. In definitiva, secondo le sentenze costituzionali in commento, se è consentito al legislatore subordinare l’erogazione di determinate prestazioni (purché non inerenti a rimediare a gravi situazioni d’urgenza) alla circostanza che il titolo di legittimazione dello straniero al soggiorno nel territorio dello Stato ne dimostri il carattere non episodico e di non breve durata, una volta, però, che il diritto a soggiornare alle condizioni predette non sia in discussione, assume carattere discriminatorio nei confronti dei cittadini extracomunitari – e sono, perciò, costituzionalmente illegittime – le norme che stabiliscano, nei loro confronti, particolari limitazioni per il godimento dei diritti fondamentali della persona, riconosciuti invece ai cittadini italiani.

10. Esaminando il ricorso dell’INPS alla stregua degli indicati principi, osserva questa Corte che l’Istituto previdenziale non contesta l’idoneità del permesso di soggiorno di cui è titolare l’invalida ad abilitarla a soggiornare legalmente in Italia, né contesta l’accertamento della sentenza impugnata relativo al carattere non episodico e di non breve durata di tale soggiorno (affermando la Corte d’appello che, all’epoca della domanda, (…) soggiornava in Italia dal 1990 ed in modo stabile, convivendo con familiari lavoratori).

Il ricorso, invero, è tutto e solamente incentrato a sostenere che quel titolo di legittimazione non è idoneo a consentire il riconoscimento del diritto del cittadino extracomunitario alle prestazioni assistenziali di cui alla legge n. 18/1980 (indennità di accompagnamento), essendo necessaria, a tal fine, la titolarità della carta di soggiorno.

11. Quanto poi alla questione prospettata nel ricorso incidentale, la giurisprudenza più recente di questa Corte (vedi Cass. n. 5003 e art. 1, comma 35, della legge n. 247 del 2007, valgono anche per l’attribuzione dell’assegno di invalidità civile).

12. Nel caso concreto, il ricorso non fa alcun riferimento alla condizione personale dell’invalida (se si trattasse cioè di persona coniugata o meno), limitandosi la ricorrente a sostenere la tesi – come si è visto giuridicamente errata – che ai fini del riconoscimento della pensione di inabilità debba aversi riguardo unicamente ai redditi propri dell’invalido.

Soltanto nella memoria prodotta ex art. 378 c.p.c. – e, dunque, inammissibilmente (vedi Cass. Sez. un. n. 11097 del 2006) la ricorrente deduce che (…)  era nubile e priva di redditi propri, tra l’altro richiamando a dimostrazione di tali circostanze di fatto documenti che si dicono prodotti in sede di merito, ma che non sono menzionati e trascritti nel loro contenuto nel ricorso per cassazione, così come impone il principio di autosufficienza dell’atto.

13. Va aggiunto che, per quanto risulta dalla sentenza impugnata, l’odierna ricorrente non ha rivendicato, neppure in subordine, nel giudizio di merito, il proprio diritto alla pensione di inabilità con riferimento alla insussistenza (ovvero alla inconsistenza) di un reddito coniugale; né ha sollevato in questa sede alcuna censura di omessa pronuncia, ai sensi dell’art. 12 della legge n. 118/1971, è unicamente quello proprio dell’invalido.

14. Ne consegue che non rileva, ai fini della decisione conclusivamente resa dalla Corte d’appello, l’affermazione del giudice a quo secondo la quale, ai fini della verifica del ripetuto requisito reddituale, va tenuto conto del reddito complessivamente posseduto da tutti i componenti del nucleo familiare dell’invalido.

15. In conclusione sia il ricorso dell’INPS che quello proposto in via incidentale vanno rigettati.

16. Le spese del presente giudizio sono integralmente compensate tra le parti

P.Q.M.

Riuniti il ricorso principale e quello proposto in via incidentale, li rigetta. Compensa tra le parti le spese del giudizio di cassazione.

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