Sentenza n. 11505 del 23 marzo 2012 Corte di Cassazione

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Esibizione del passaporto o di altro documento di identificazione e del permesso di soggiorno o dell’attestazione della regolare presenza nel territorio dello Stato è configurabile soltanto nei confronti degli stranieri regolarmente soggiornanti nel territorio dello Stato, e non anche degli stranieri in posizione irregolare

 

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE PRIMA PENALE

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

PMT PRESSO TRIBUNALE DI COMO;

nei confronti di: *****;

Svolgimento del processo – Motivi della decisione

Rileva:

1. – Con ordinanza, deliberata il 10 giugno 2011 e comunicata al Pubblico Ministero in pari data, il Tribunale ordinario di Como, in composizione monocratica e in funzione di giudice della esecuzione, ha rigettato la richiesta del Procuratore della Repubblica di revoca, ai sensi dell’art. 673 cod. proc. pen., della condanna di quel Tribunale, 29 marzo 2010 (irrevocabile dal 18 maggio 2010), a carico di *****, limitatamente al capo concernente la contravvenzione prevista e punita dal D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 6, comma 3, perpetrata con condotta commessa in ***, motivando: non sono intervenutane la “vera e propria” abrogazione della norma nè alcuna alle ipotesi equiparate, le quali presuppongono l'”intervento formale tassativamente demandalo ad altri organi (elettivi) dello Stato o della Comunità Europea”; l’arresto delle Sezioni Unite, invocato dal Pubblico Ministero richiedente, costituisce mera “interpretazione abrogativa” della norma incriminatrice, la quale conserva, tuttavia, “un residuo margine di operatività; la decisione delle Sezioni Unite “non è notoriamente vincolante se non con riferimento al caso esaminato e non obbliga a “rivalutare il merito di processi ormai definiti con sentenza irrevocabile”.

2. – Ricorre per cassazione il procuratore della Repubblica, mediante atto recante la data del 1 luglio 2011, col quale denunzia, à sensi dell’art. 606 c.p.p., comma 1, lett. b), inosservanza della legge penale, o di altre norme giuridiche di cui si deve tenere conto nella applicazione della legge penale, in relazione all’art. 2 cod. pen., richiamando la pronuncia di questa Corte, a sezioni unite, 24, febbraio 2011, Alacev, e obiettando che il legislatore, colla novella del 15 luglio 2009, ha (tacitamente) abrogato la norma incriminatrice, in parte de qua, in quanto alla stregua della disposizione vigente la contravvenzione “non è configurabile nei confronti degli stranieri in posizione irregolare”. 3. – Il procuratore generale della Repubblica presso questa Corte, con atto recante la data del 0 novembre 2011, rileva ad adiuvandum:

il giudice della esecuzione ha disatteso “consapevolmente” con “argomenti privi di novità” il principio di diritto stabilito dalle Sezioni Unite.

4. – Il ricorso è fondato.

Questa Corte, a Sezioni Unite, risolvendo il potenziale contrasto giurisprudenziale (in relazione al contrario indirizzo affermatosi), ha fissato il principio di diritto secondo il quale “il reato di inottemperanza all’ordine di esibizione del passaporto o di altro documento di identificazione e del permesso di soggiorno o dell’attestazione della regolare presenza nel territorio dello Stato è configurabile soltanto nei confronti degli stranieri regolarmente soggiornanti nel territorio dello Stato, e non anche degli stranieri in posizione irregolare, a seguito della modifica D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 6, comma 3, recata dalla L. 15 luglio 2009, n. 94, art. 1, comma 22, lett. h), che ha comportato una abolitio criminis, ai sensi dell’art. 2 c.p., comma 2, della preesistente fattispecie per la parte relativa agli stranieri in posizione irregolare” (sentenza n. 16453 del 24 febbraio 2011, Alacev, massima n. 249546).

Il giudice della esecuzione dimostra di confondere la norma incriminatrice (tacitamente) abrogata per effetto della rimodulazione della fattispecie tipizzata, operata dalla succitata novella, col testo legislativo che contiene la disposizione tuttora vigente e che, ovviamente, conserva “residuo margine di operatività”.

Invero il legislatore della novella, circoscrivendo soggettivamente l’ambio del reato proprio allo straniero munito di titolo di soggiorno nel territorio dello Stato, ha abrogato la concorrente ipotesi contravvenzionale che sanzionava le condotte omissive degli stranieri c.c.d.d. irregolari, cioè privi del titolo in parola.

Conseguono l’annullamento senza rinvio della ordinanza impugnata e, ai sensi dell’art. 620 c.p.p., comma 1, lett. l) la revoca della sentenza del Tribunale ordinario di Como 29 marzo 2010 (irrevocabile dal 18 maggio 2010), a carico di I.E., limitatamente al capo concernente la contravvenzione prevista e punita dal D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 6, comma 3, perchè il fatto non è previsto dalla legge, come reato; nonchè la eliminazione della pena relativa, inflitta a titolo di continuazione, in ragione di quindici giorni di reclusione.

P.Q.M.

Annulla, senza rinvio, la ordinanza impugnata e revoca la sentenza emessa il 29 marzo 2010 dal Tribunale di Como, nei confronti di *****, nella parte relativa alla condanna per violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 6, comma 3, perchè il fatto non è previsto dalla legge come reato, eliminando la relativa pena, di quindici giorni di reclusione.

Si comunichi al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Como.

DEPOSITATA IN CANCELLERIA
il 23 marzo 2012

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