Sentenza n. 5751 del 22 giugno 2012 Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

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Diniego di visto per lavoro subordinato

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Prima Quater)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

ex artt. 60 e 74 c.p.a.;
sul ricorso numero di registro generale 3405 del 2012, proposto da: *****, rappresentato e difeso dall’Avv. Antonio Francese, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via del Corso, 117;

contro

il Ministero degli Affari Esteri, in persona del Ministro pro tempore;
il Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore, entrambi costituiti in giudizio, rappresentati e difesi dall’Avvocatura generale dello Stato, domiciliati per legge presso i suoi studi in Roma, via dei Portoghesi, 12;

per l’annullamento,

previa sospensione dell’efficacia,

del provvedimento di diniego di visto per lavoro subordinato n.11725 del 7.2.2012, emesso dall’Ambasciata d’Italia a Colombo (Sri Lanka).

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Vista la domanda di sospensione dell’esecuzione del provvedimento impugnato, presentata in via incidentale dalla parte ricorrente;

Visto l’atto di costituzione in giudizio delle Amministrazioni intimate;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore, nella camera di consiglio del giorno 21 giugno 2012, la dott.ssa Rita Tricarico e udito il difensore del ricorrente, assente l’Avvocatura generale dello Stato, come specificato nel verbale;

Visto l’articolo 60, comma 1, c.p.a., che facoltizza il Tribunale amministrativo regionale a definire il giudizio nel merito, con sentenza in forma semplificata, in sede di decisione della domanda cautelare, una volta verificato che siano trascorsi almeno venti giorni dall’ultima notificazione del ricorso ed accertata la completezza del contraddittorio e dell’istruttoria;

Rilevato:

che nella specie il presente giudizio può essere definito con decisione in forma semplificata, ai sensi del menzionato art. 60, comma 1, c.p.a., stante la completezza del contraddittorio e della documentazione di causa;

che sono state espletate le formalità previste dal citato art. 60 c.p.a.;

Rilevato che con il presente gravame si impugna il diniego di visto di ingresso per lavoro domestico, pronunciato nei confronti del ricorrente, motivato sul rilievo che l’interessato non ha saputo fornire informazioni attendibili in ordine al luogo e al tipo di lavoro che andrà a svolgere in Italia, nonché all’identità del datore di lavoro;

Considerato:

che, altresì, dalla relazione dell’Ambasciata a Colombo prot. n. 774 del 30.5.2012 si evince che la madre del ricorrente, che lo ha accompagnato all’Ambasciata per l’intervista, “alla sicurezza dell’ingresso aveva dichiarato di aver pagato la somma di 800.000 Rupie srilankesi (pari a circa 5.300 Euro) ad alcuni amici in Italia” e che “avrebbe dovuto pagare la restante somma di 700.000 Rupie srilankesi (pari a circa 4.600 Euro) prima del rilascio del visto”, anche se poi la stessa ha smentito tali dichiarazioni;

che le circostanze in esame, desunte dall’Ambasciata dalle dichiarazioni rese dall’interessato nel corso dell’intervista, suffragate ulteriormente da quelle provenienti da sua madre alla sicurezza all’ingresso, sono state correttamente ritenute indicative della fittizietà della finalità per cui è stato richiesto il permesso di soggiorno;

che la non veridicità della finalità posta a fondamento della richiesta di visto impone il rigetto della relativa richiesta;

che, pertanto, non sussiste la dedotta violazione di legge, non ravvisandosi nella specie i presupposti necessari per il rilascio del visto;

che conseguentemente la motivazione non risulta affatto illogica e neppure insufficiente;

che in proposito occorre rimarcare che la mancata conoscenza, da parte del lavoratore, di circostanze fondamentali del futuro rapporto d’impiego (quali tipo e luogo della prestazione lavorativa) sono indicative della non veridicità del rapporto e non possono ritenersi sanate dalle risultanze documentali del nulla osta rilasciato dallo Sportello unico per l’Immigrazione;

Ritenuto:

che in conclusione il ricorso sia infondato e debba essere respinto;

che, tuttavia, stante la peculiarità della questione disaminata, sussistano giusti motivi per disporre la compensazione delle spese processuali sostenute dalle parti;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio – Sezione I Quater – definitivamente pronunciando, rigetta il ricorso in epigrafe.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del giorno 21 giugno 2012

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 22/06/2012

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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