Sentenza n. 4098 del 10 luglio 2012 Consiglio di Stato

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Diniego di permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

ex artt. 38 e 60 cod. proc. amm.
sul ricorso numero di registro generale 4200 del 2012, proposto da: *****, rappresentato e difeso dagli avv. Paolo Persello e Mario Angelelli, con domicilio eletto presso Mario Angelelli in Roma, Viale Carso n. 23;

contro

il Ministero dell’Interno, in persona del Ministro p.t., rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi n. 12;

per la riforma

della sentenza del T.A.R. per il Friuli Venezia Giulia, Sezione I, n. 91 del 22 febbraio 2012, resa tra le parti, concernente il diniego di permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio del Ministero dell’Interno;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 22 giugno 2012 il Cons. Dante D’Alessio e udito per l’amministrazione resistente l’avvocato dello Stato Aurelio Vessichelli;

Sentite le parti ai sensi dell’art. 60 cod. proc. amm.;

1. L’appello può essere deciso, sussistendone i presupposti, con sentenza in forma semplificata, ai sensi degli articoli 60 e 74 del c.p.a., nella Camera di Consiglio fissata per l’esame della domanda cautelare.

2.- Il sig. *****, cittadino albanese, aveva impugnato davanti al T.A.R. per il Friuli Venezia Giulia il provvedimento, n. 67 dell’11 maggio 2011, con il quale il Questore di Udine aveva negato il rilascio del permesso di soggiorno richiesto per motivi di protezione sociale, nonché (con motivi aggiunti) il successivo provvedimento, in data 22 novembre 2011, con il quale il Questore di Udine aveva confermato il precedente diniego.

Il Questore di Udine aveva respinto l’istanza avendo rilevato che il sig. *****, sottoposto alla misura della detenzione domiciliare, non rientrava in nessuna delle ipotesi previste dall’art. 18 del d. lgs. n. 286 del 1998 per il rilascio di un permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale.

3.- Il T.A.R. per il Friuli Venezia Giulia, con la sentenza della Sezione I, n. 91 del 22 febbraio 2012, adottata in forma semplificata nella camera di consiglio fissata per l’esame della domanda cautelare, ha preliminarmente ricordato che il ricorrente era stato condannato (in secondo grado) a quattro anni e quattro mesi di reclusione, per il reato di “lesioni personali aggravate dall’uso di arma e tentato omicidio”.

Il T.A.R. ha poi anche ricordato che il ricorso proposto avverso la conseguente revoca del permesso di soggiorno era stato respinto con sentenza dello stesso T.A.R. n. 634 del 2009.

Passando all’esame del merito, il T.A.R. ha ritenuto il ricorso infondato tenuto conto che, come risultava dagli atti, non sussisteva nessuno dei presupposti richiesti per la concessione del permesso per motivi di protezione sociale disciplinato dall’art. 18 del d. lgs. n. 286 del 1998. Infatti, «oltre a mancare il parere del Procuratore della Repubblica, non sono stati ravvisati, neppure a seguito degli approfondimenti istruttori disposti dal Questore, né la situazione di “violenza o grave sfruttamento” a danno del *****, né la rilevanza del suo apporto ad eventuali indagini sul traffico di droga, né la sussistenza “agli atti d’ufficio, di notizie, documenti, atti, rapporti confidenziali in atto con altri ufficiali di P.G. della Squadra Mobile, o di altri uffici della Questura, che suffraghino allo stato la situazione di pericolo” per l’incolumità del ricorrente».

4.- Il sig. ***** ha ora appellato l’indicata sentenza ritenendola erronea sotto diversi profili. In particolare ha sottolineato che i rilievi contenuti nel provvedimento impugnato si ponevano in evidente contrasto con le conclusioni alle quali era giunto il dirigente della Divisione anticrimine della stessa Questura di Udine che aveva attestato l’esistenza di un rischio concreto ed attuale per la sua incolumità personale a seguito delle informazioni da lui fornite agli organi investigativi che avevano consentito l’arresto di tre albanesi che avevano introdotto cocaina nel mercato di Udine.

5.- L’appello risulta tuttavia infondato.

Come è stato ricordato dal T.A.R. per il Friuli Venezia Giulia, l’art. 18 del d. lgs. n. 286 del 1998 prevede, al primo comma, che «quando, nel corso di operazioni di polizia, di indagini o di un procedimento per taluno dei delitti di cui all’articolo 3 della legge 20 febbraio 1958, n. 75, o di quelli previsti dall’articolo 380 del codice di procedura penale, ovvero nel corso di interventi assistenziali dei servizi sociali degli enti locali, siano accertate situazioni di violenza o di grave sfruttamento nei confronti di uno straniero, ed emergano concreti pericoli per la sua incolumità, per effetto dei tentativi di sottrarsi ai condizionamenti di un’associazione dedita ad uno dei predetti delitti o delle dichiarazioni rese nel corso delle indagini preliminari o del giudizio, il Questore, anche su proposta del Procuratore della Repubblica, o con il parere favorevole della stessa autorità, rilascia uno speciale permesso di soggiorno per consentire allo straniero di sottrarsi alla violenza ed ai condizionamenti dell’organizzazione criminale e di partecipare ad un programma di assistenza ed integrazione sociale». Il secondo comma prevede inoltre che «Con la proposta o il parere di cui al comma 1, sono comunicati al Questore gli elementi da cui risulti la sussistenza delle condizioni ivi indicate, con particolare riferimento alla gravità ed attualità del pericolo ed alla rilevanza del contributo offerto dallo straniero per l’efficace contrasto dell’organizzazione criminale ovvero per la individuazione o cattura dei responsabili dei delitti indicati nello stesso comma».

Le modalità per il rilascio del permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale sono state poi disciplinate in dettaglio dall’art. 27 del D.P.R. 394 del 31 agosto 1999, recante il Regolamento di attuazione del T.U. sull’immigrazione.

6.- Per il rilascio di un permesso di soggiorno per ragioni di protezione sociale, come correttamente affermato dal giudice di primo grado, occorre quindi l’accertamento di «situazioni di violenza o di grave sfruttamento nei confronti di uno straniero» o, per quel che rileva nel caso in esame, l’emersione di «concreti pericoli per la sua incolumità, per effetto dei tentativi di sottrarsi ai condizionamenti di un’associazione dedita ad uno dei predetti delitti o delle dichiarazioni rese nel corso delle indagini preliminari o del giudizio».

Nel caso in cui il permesso, come nella fattispecie, sia richiesto per la situazione di pericolo per l’incolumità derivante dal tentativo di sottrarsi ai condizionamenti di un’associazione criminale, occorre inoltre, la proposta, o il parere favorevole, del Procuratore della Repubblica che deve dare indicazioni circa la gravità ed attualità del pericolo nonché sulla rilevanza del contributo offerto dallo straniero per l’efficace contrasto dell’organizzazione criminale ovvero per la individuazione o cattura dei responsabili dei delitti indicati nello stesso comma.

7.- Nessuno dei predetti presupposti, come pure affermato dal T.A.R., risulta provato nel caso in esame.

Non risulta infatti l’esistenza di una situazione di “violenza o grave sfruttamento” a danno dell’appellante e non risulta provata nemmeno la presenza di un concreto pericolo per la sua incolumità, determinato dal tentativo di sottrarsi ai condizionamenti di un’associazione dedita a uno dei delitti citati nel predetto articolo.

8.- A tal proposito, a seguito dell’istruttoria disposta dal giudice di primo grado, il Questore di Udine ha affermato, con nota del 22 novembre 2011, che le affermazioni del Dirigente della Divisione anticrimine della Questura (richiamate dall’appellante) non avevano trovato riscontro agli atti d’ufficio e, comunque, risultava che le confidenze eventualmente riferite dal signor ***** non erano tali da poter fondare un provvedimento di protezione sociale ai sensi dell’art. 18 del d. lgs. n. 286 del 1998.

9.- A ciò si aggiunge che, nella fattispecie, non vi era la richiesta (o il parere motivato) del Procuratore della Repubblica che sarebbe stata necessaria nel caso di collaborazione dello straniero con le forze dell’ordine.

10.- Per le esposte considerazioni l’appello deve essere respinto.

Le spese del grado di appello possono essere integralmente compensate fra le parti.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Dispone la compensazione fra le parti delle spese del grado di appello.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 22 giugno 2012

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 10/07/2012

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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