Sentenza n. 2927 del 27 marzo 2012 Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

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Rigetto istanza di rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro autonomo – sentenze che si riferiscono tutte a fatti posti in essere prima del 2002 ovvero antecedenti alla data di entrata in vigore della l. 189/2002

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Seconda Quater)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 4569 del 2011, proposto da: *****, rappresentato e difeso dall’avv. Francesco Olivieri, con domicilio eletto presso Francesco Olivieri in Roma, via Tuscolana, 346;

contro

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro p.t., rappresentato e difeso dall’Avvocatura Dello Stato, domiciliata per legge in Roma, via dei Portoghesi, 12; Questura di Roma;

per l’annullamento

del provvedimento del Questore di Roma del 4.2.2011recante rigetto dell’istanza di rinnovo del permesso di soggiorno.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio di Ministero dell’Interno;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 20 dicembre 2011 il dott. Maria Laura Maddalena e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

Con il ricorso in epigrafe, il ricorrente, cittadino Senegalese, impugna il provvedimento con cui la Questura di Roma ha rigettato la sia istanza di rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro autonomo.

Il provvedimento reiettivo motiva sulla base della esistenza di diverse condanne riportate dall’istante per violazione della legge sul diritto di autore, ritenute dal questore ostative,a mente dell’art. 26, comma 7 bis del d.lgs. 286/1998, al rinnovo del permesso di soggiorno e indicative del mancato inserimento sociale dell’istante e della sua propensione a vivere di proventi illeciti.

Il ricorso è articolato in varie doglianze di violazione di legge ed eccesso di potere.

L’istanza cautelare è stata accolta con ordinanza n. 2573/2011. L’amministrazione ha quindi depositato una nota, con allegata documentazione (certificato del casellario giudiziale; elenco dei precedenti dattiloscopici, ecc.)

All’odierna udienza la causa è stata trattenuta in decisione.

Il ricorso è fondato e pertanto va accolto.

Con il primo motivo, il ricorrente denuncia la violazione dell’art. 26, comma 7 bis del d.lgs. 286/98, sostenendo che si tratta di sentenze che si riferiscono tutte a fatti posti in essere prima del 2002 ovvero antecedenti alla data di entrata in vigore della l. 189/2002 che ha introdotto il comma 7 bis dell’art. 26 d.lgs. 286/98.

Sottolinea inoltre il ricorrente di aver da allora sempre lavorato onestamente e a riprova di quanto affermato ha depositato le buste paga del 2008 e il CUD concernente i redditi del 2007.

Il motivo deve essere accolto.

Dal casellario giudiziale del ricorrente, depositato in giudizio dall’amministrazione dell’interno, risulta un’unica condanna, peraltro condonata, per il reato di violazione delle norme sul diritto di autore, commesso in data 9.7.2002.

Il reato, dunque, è stato commesso prima dell’entrata in vigore della l. 30 luglio 2002, n. 189, che ha introdotto il citato comma 7 bis dell’art. 26 d.lgs. 286/98.

Sul dibattuto tema della possibilità di una applicazione di detta norma anche ai reati commessi prima della sua entrata in vigore, da un iniziale rigoroso orientamento ( questa sezione. 3 novembre 2010, n. 33124) si è passati ad una posizione più garantista, ritenendo la norma, in considerazione delle gravi conseguenze che essa comporta, applicabile, ratione temporis, solo ai reati commessi dopo la sua entrata in vigore; pertanto, in caso di condanna penale successiva alla data di entrata in vigore concernente fatti commessi prima, la ripetuta norma non può trovare applicazione (cfr. Cons. St., VI, 2 aprile 2010, n. 1894; 16 febbraio 2010, n. 859; 7 aprile 2009, n. 1791, ord.).

Alla luce di siffatto orientamento il primo motivo di impugnativa può ritenersi fondato, trattandosi appunto di condanna successiva all’entrata in vigore della norma riferita a fatti precedenti.

Le restanti doglianze, concernendo violazioni di natura procedurale e vizi di motivazione del provvedimento, possono essere assorbite.

Il provvedimento impugnato, pertanto, deve essere annullato, con obbligo dell’amministrazione di riprovvedere sull’istanza del ricorrente senza tener conto di condanne concernenti condotte poste in essere prima dell’entrata in vigore della l. n. 189/2002.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Quater) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto annulla il provvedimento impugnato.

Condanna l’amministrazione al pagamento delle spese processuali sostenute dal ricorrente che liquida in euro 1.500, oltre ad accessori di legge e alla rifusione del contributo unificato.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 20 dicembre 2011

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 27/03/2012

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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