Sentenza n. 2624 del 12 luglio 2012 Corte d’Appello di Napoli

0
69

Rigetto richiesta di riconoscimento dello status di rifugiato – concessa la protezione sussidiaria in quanto giornalista, preso di mira dal regime per aver posto domande scomode al Presidente, con aggressioni fisiche anche ai suoi familiari

 

 

CORTE D’APPELLO DI NAPOLI

IN FATTO ED IN DIRITTO

Ritenuto che il Tribunale di Napoli, con sentenza del 6.3.2012, rigettava il ricorso proposto dell’istante in epigrafe il quale impugnava la decisione con la quale la Commissione Territoriale di Caserta per il riconoscimento delta protezione internazionale aveva rigettato la richiesta di riconoscimento dello status di rifugiato secondo la convenzione di Ginevra, ovvero della protezione sussidiaria;

Che per la riforma di tale sentenza, ha interposto reclamo avanti a questa Corte il predetto con ricorso tempestivamente depositato;
che si è costituito in giudizio il Ministero dell’Interno sebbene ritualmente evocato;
che la causa è stata trattenuta in decisione all’esito della udienza del 6.7.2012;

Ritenuto che il reclamo appare fondato. almeno quanto alla richiesta subordinata di protezione sussidiaria;
che la sentenza di prime cure, intatti, non può essere condivisa in primo luogo quanto alla impostazione generale (non sfugge anzi al collegio la tendenza aprioristica a negare ogni credito alla impostazione difensiva del ***** ed infatti:

— Contrariamente a quanto ritenuto, invero imprudentemente. dal giudice di prime cure, il Burkina Faso non è affatto uno Stato democratico, al limite più avanzato del nostro Paese (si tratta di rilievo invero paradossale), essendo bensì una repubblica autoritaria e semidittariorale, governata con pugno di ferro da molti anni dal Presidente Compaorè. In tal senso, ex plurimis, il recente rapporto Amnesty International 2012 (utilizzabile come fonte di prova per *** sua diffusione ed autorevolezza, ben oltre la singolare Ctu espletata in primo grado, secondo criteri illogici ed alla stregua di fonti non meglio precisate; a questo riguardo si segnala la sopravvalutazione, acritica, di fonti interne al regime, es. quanto alla vicenda del militare Katando).

— Contrariamente a quanto ritenuto, il ***** ha documentato la sua qualifica di giornalista (cfr in atti), offrendo ampia documentazione (il reclamo spiega correttamente e convincentemente la mancata produzione degli originali in primo grado, perché smarriti per un periodo); per il resto la sentenza di primo grado sopravvaluta pretese inesattezze anche minime del racconto del reclamante, es. circa la sede dal giornale per cui collaborava.

Che – di contro – deve ricordarsi che nella materia de quo non può pretendersi che l’istante offra una prova piena di ogni sua deduzione, essendovi del resto spazio per accertamenti d’ufficio, e comunque essendo possibile anche una valutazione positiva di quanto dal richiedente stesso riferito, che tanto si riscontra nella specie, avendo il ***** documentato di aver collaborato per un giornale di opposizione, “Cyclone”, egli ha riferito, coerentemente e senza contraddizioni, di “essere stato preso di mira”, dopo aver rivolto domande “scomode” al presidente, e di aver subito aggressioni, anche fisiche (e con coinvolgimento dei familiari);

che – certo – l‘Autorità amministrativa potrà procedere ad ulteriori approfondimenti, e che a tal fine appare corretto – ancorché il riconoscimento dello status di rifugiato (per il quale occorre una più rigoroso accertamento – quello della protezione sussidiaria: che in tal senso va riformata la sentenza di prime cure; che stante la particolarità della materia le spese vanno compensate.

P.Q.M.

La Corte d’Appello di Napoli, Sezione Persone e Famiglia, definitivamente pronunciando, cosi provvede

1) in riforma della sentenza appellata del 6.3.2012 concede al reclamante di cui in epigrafe la protezione sussidiaria prevista dall’art. 2, lett. f) del cit. D.L vo n. 25/08.

Depositata in Cancelleria
il 12 luglio 2012

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here