Sentenza n. 1225 del 2 marzo 2012 Consiglio di Stato

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Diniego di emersione dal lavoro irregolare.

 

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

ex artt. 38 e 60 cod. proc. amm.
sul ricorso numero di registro generale 1021 del 2012, proposto da: *****, rappresentato e difeso dall’avv. Alessandro Gallo, con domicilio eletto in Roma, via dei Parioli n. 56;

contro

il Ministero dell’Interno, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall’Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi n. 12;

per la riforma

della sentenza del T.A.R. per il VENETO, Sezione III n. 1703 del 17 novembre 2011, resa tra le parti, concernente il diniego di emersione dal lavoro irregolare.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio del Ministero dell’Interno;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 2 marzo 2012 il Cons. Dante D’Alessio;

Nessuno presente per le parti;

1.- L’appello può essere deciso, sussistendone i presupposti, con sentenza in forma semplificata, ai sensi degli articoli 60 e 74 del c.p.a., nella Camera di Consiglio fissata per l’esame della domanda cautelare.

Né può ritenersi causa ostativa a tale determinazione la mancata presenza delle parti alla discussione del ricorso nella Camera di Consiglio, tenuto conto che il Collegio, per poter definire il giudizio con sentenza in forma semplificata, deve solo verificare la completezza del contraddittorio e la completezza dell’istruttoria ed accertare che le parti (anche se non presenti) non abbiano esposto ragioni ostative alla definizione del giudizio in relazione alla possibilità di proporre motivi aggiunti, ricorso incidentale, regolamento di competenza o regolamento di giurisdizione.

2.- Il signor ***** aveva impugnato davanti al T.A.R. per il Veneto il provvedimento con il quale il 28 gennaio 2011 era stata respinta la domanda di emersione dal lavoro irregolare presentata dalla signora *****.

Il T.A.R. per il Veneto, con sentenza della Sezione III, n. 1703 del 17 novembre 2011, ha respinto il ricorso avendo rilevato che l’interessato “risulta condannato dal Tribunale di Treviso in data 18.06.2008 alla pena di anni uno e mesi cinque di reclusione e 700.00 Euro di multa per ricettazione e possesso e fabbricazione di documenti falsi” e che il reato per il quale è stato condannato il ricorrente “rientra nella fattispecie di cui all’art. 381 c.p.p. e pertanto lo stesso assume carattere ostativo alla regolarizzazione”.

3.- Il signor ***** ha ora appellato l’indicata sentenza sostenendo che la condanna ritenuta ostativa non è definitiva, essendo stata appellata, e che occorreva comunque una valutazione dell’amministrazione sulla sua pericolosità sociale.

Ma il suo appello non può essere accolto.

Come infatti ha già ricordato il T.A.R. per il Veneto, l’art. 1 ter, comma 13, lett. c) del d.l. 1 luglio 2009 n. 78, convertito con legge 3 agosto 2009 n. 102, prevede che non possono essere ammessi alla procedura di emersione i lavoratori extracomunitari “che risultino condannati, anche con sentenza non definitiva … per uno dei reati previsti dagli articoli 380 e 381 del codice penale”.

Considerato che l’interessato è stato condannato, anche se con sentenza ancora non definitiva, per uno dei reati di cui all’art. 381 c.p.p., l’istanza di regolarizzazione che lo riguardava non poteva essere quindi accolta.

Né si rendeva necessaria una valutazione (ulteriore) sulla sua possibile pericolosità sociale o sulla sua situazione familiare (peraltro solo evocata).

4.- Alla luce delle suesposte considerazioni l’appello deve essere respinto.

In considerazione delle natura della controversia, può essere comunque disposta la compensazione tra le parti delle spese del grado di appello.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Dispone la compensazione integrale fra le parti delle spese del grado di appello.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 2 marzo 2012

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 02/03/2012

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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