Sentenza n. 11519 del 23 marzo 2012 Corte di Cassazione

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La violazione dell’ordine del questore non è più previsto dalla legge come reato

 

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE PRIMA PENALE

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

PMT PRESSO TRIBUNALE DI BOLOGNA;

nei confronti di: *****;

Svolgimento del processo – Motivi della decisione

Il Tribunale di Bologna, quale giudice dell’esecuzione, osservava che la condanna inflitta a ***** si riferiva al reato di cui al D.Lgs n. 286 del 1998, art. 14, comma 5 ter e che detta norma incriminatrice era incompatibile con la normativa europea in materia di rimpatri, dal che ne discendeva l’immediata operatività di detta normativa con conseguente disapplicazione della norma interna e conseguente revoca in sede esecutiva della sentenza di condanna perchè il fatto non è più previsto dalla legge come reato.

Avverso la decisione presentava ricorso il P.M. e deduceva l’erronea applicazione della legge in quanto non poteva ritenersi l’immediata e diretta applicazione nel nostro ordinamento della direttiva europea con disapplicazione delle norme interne, addirittura nel caso di precedente giudicato, non essendosi verificato un caso di abolitio criminis.

La Corte ritiene che il ricorso del P.M. sia infondato. Il 25 dicembre 2010, hanno acquisito efficacia diretta nell’ordinamento giuridico interno gli artt. 15 e 16 della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 16 dicembre 2008, 2008/115/CE, ed è sopravvenuto l’arresto della Corte di giustizia della Unione europea, Sezione 1, 28 aprile 2011, nel procedimento C-61/11 PPU, il quale ha statuito nel senso che le succitate disposizioni sovraordinate non consentono la “normativa di uno Stato membro … che preveda l’irrogazione della pena della reclusione al cittadino di un paese terzo il cui soggiorno sia irregolare per la sola ragione che questi, in violazione di un ordine di lasciare entro un determinato termine il territorio di tale Stato, permane in detto territorio senza giustificato motivo”; con la conseguenza che ai giudici penali degli Stati della Unione spetta “disapplicare ogni disposizione del decreto legislativo n. 286/1998 contraria al risultato della direttiva 2008/115”, tenendo anche “debito conto del principio della applicazione della retroattiva della legge più mite il quale fa parte delle tradizioni costituzionali comuni degli Stati membri. La giurisprudenza di legittimità ha affermato che (Sez. 1 29 aprile 2011 n. 20130, rv. 250041) la pronunzia della Corte di Giustizia che accerta l’incompatibilità della norma incriminatrice con il diritto europeo si incorpora nella norma stessa e ne integra il precetto con efficacia immediata”, così producendo “una sorta di abolitio criminis” che impone, in forza di interpretazione costituzionalmente necessitata, di estendere a siffatte situazioni di sopravvenuta inapplicabilità della norma incriminatrice nazionale, la previsione dell’art. 673 cod. proc. pen..

Si osserva infine che nel caso di specie il giudice dell’esecuzione si è pronunciato de plano, senza attivare il procedimento in camera di consiglio partecipata, come rilevato dal P.G. della Corte di Cassazione nelle sue conclusioni, ma poichè trattasi di uno dei casi disciplinati all’art. 620 c.p.p., lett. l e cioè un caso in cui è superfluo il rinvio al giudice dell’esecuzione potendo la Corte disporre la revoca della sentenza, deve disporsi l’annullamento senza rinvio della ordinanza impugnata e la revoca della sentenza emessa dal Tribunale di Bologna il 16/9/2010 nei confronti di *****.

P.Q.M.

La Corte annulla senza rinvio l’ordinanza impugnata e revoca la sentenza emessa il 16/9/2010 dal Tribunale di Bologna nei confronti di ***** perchè il fatto non è previsto dalla legge come reato. Si comunichi al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bologna.

DEPOSITATA IN CANCELLERIA
il 23 marzo 2012

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