Sentenza 6163 del 3 dicembre 2012 Consiglio di Stato

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Diniego del rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro autonomo – condanna penale per il reato di produzione e traffico stupefacenti

 

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

ex artt. 38 e 60 cod. proc. amm.
sul ricorso numero di registro generale 7158 del 2012, proposto da: *****, rappresentato e difeso dall’avv. Fabrizio Aronica, con domicilio eletto presso Alfredo Placidi in Roma, via Cosseria, 2;

contro

Questura di Pavia, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso i cui uffici è domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12;

per la riforma

della sentenza breve del T.A.R. LOMBARDIA – MILANO: sezione IV n. 1265/2012, resa tra le parti, concernente il diniego del rinnovo del permesso di soggiorno

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio della Questura di Pavia;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 9 novembre 2012 il Cons. Hadrian Simonetti, nessuno presente per le parti costituite;

Sussistendo i presupposti per una decisione immediata, in forma semplificata, ai sensi dell’art. 60 cod. proc. amm.

Rilevato che:

*****, di nazionalità albanese, ha chiesto il 9.6.2009 il rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro autonomo e che tale richiesta è stata respinta dalla Questura di Pavia in ragione della condanna penale per il reato di produzione e traffico stupefacenti di cui all’art. 73 del d.p.r. 309/1990;

proposto ricorso avverso tale diniego, deducendone l’illegittimità per carenza di istruttoria e di motivazione, con particolare riferimento alla condizione familiare del ricorrente da valutare al lume dell’art. 5, co. 5, del d.lgs. 286/1998, il Tar lo ha respinto motivando essenzialmente in ragione della nuova condanna penale, sempre legata al traffico di stupefacenti, subita dal ricorrente e sul rilievo che ciò confermava il giudizio di pericolosità sociale formulato nel provvedimento impugnato;

con il presente appello la difesa deduce nuovamente il difetto di motivazione e la violazione dell’art. 5 co. 5 citato, sul presupposto che il Tar non avrebbe valutato la condizione familiare e la durata del soggiorno in Italia del ***** che è sposato ed ha cinque figli, quattro dei quali sono nati in Italia;

Considerato che:

il Collegio condivide la giurisprudenza richiamata nell’atto di appello, sulla possibilità di un’interpretazione estensiva dell’art. 5 co. 5 anche al di là dei casi di avvenuto ricongiungimento familiare, e quindi sulla necessità che i precedenti penali, per quanto gravi, debbano essere valutati unitamente ai legami familiari ed al grado di radicamento dell’interessato sul territorio italiano, attraverso un giudizio il più possibile concreto ed individualizzante (v. Cons. St., III, n. 5757/2011);

nel caso di specie, l’esito di tale giudizio è tuttavia sfavorevole al ricorrente, ciò sul rilievo che la presenza di una pluralità di precedenti penali in materia di traffico di stupefacenti (due condanne, una delle quali peraltro per più fatti in continuazione), per quantitativi significativi di cocaina, rivela come molto verosimilmente tale attività di spaccio costituisca la principale se non la sola occupazione del ***** in Italia o comunque la fonte principale dei suoi proventi;

si tratta di un elemento decisivo, indice di una pericolosità assai elevata per l’ordine e la salute pubblica, che è destinato in questo caso a prevalere sugli altri aspetti presi in esame dall’art. 5 co. 5 citato;

del resto, altrimenti opinando, ove cioè si attribuisse ai legami familiari una valenza ed una preminenza assoluta, come tale comunque fondante una vera e propria pretesa al rinnovo del permesso di soggiorno, si finirebbe per riconoscere a chiunque versasse nella stessa condizione del ***** una sorta di impunità sul piano amministrativo e ne deriverebbe un vincolo in senso opposto a quello paventato dalla difesa del’appellante;

reputa quindi il Collegio che, nel caso di specie, la gravità e la non episodicità dei delitti commessi, che destano un evidente e diffuso allarme sociale, è tale da giustificare il giudizio di pericolosità sociale formulato dall’Amministrazione e, comunque, impedisce, in concreto, il rinnovo del permesso di soggiorno.

Ritenuto che:

per le ragioni sin qui esposte l’appello è infondato e va respinto;

le spese seguono la soccombenza e sono liquidate con il dispositivo.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Condanna l’appellante al pagamento delle spese processuali in favore dell’Amministrazione, liquidate nell’importo di euro 1.500,00 (millecinquecento/00) oltre agli accessori di legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 9 novembre 2012

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 03/12/2012

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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