Sentenza 6122 del 30 novembre 2012 Consiglio di Stato

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Annullato il permesso di soggiorno e contestualmente respinto la domanda di rinnovo – regolarizzazione/emersione

 

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 2965 del 2012, proposto da: *****, rappresentato e difeso dagli avv. Simonetta Geroldi, Francesco Chiodi, con domicilio eletto presso Segreteria Sezionale del Consiglio di Stato in Roma, piazza Capo di Ferro, 13;

contro

Questura di Brescia, Ministero dell’Interno, rappresentati e difesi per legge dall’Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12;

per la riforma

della sentenza breve del T.A.R. LOMBARDIA – SEZ. STACCATA DI BRESCIA: SEZIONE I n. 00610/2012, resa tra le parti, concernente permesso di soggiorno e diniego rinnovo dello stesso – mcp

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio di Questura di Brescia e di Ministero dell’Interno;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 23 novembre 2012 il Pres. Pier Giorgio Lignani e udito l’avvocato dello Stato Dettori;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

1. L’appellante, già ricorrente in primo grado, *****, cittadino indiano irregolarmente presente in Italia, a seguito del decreto legge n. 78/2009 (conv. con legge n. 102/2009), articolo 1-ter, è stato interessato da una domanda di “emersione” presentata in suo favore da un cittadino italiano quale datore di lavoro.

Il procedimento di emersione si è concluso favorevolmente con la firma del contratto e infine con il rilascio del permesso di soggiorno – valido sino al 29 giugno 2011 – avendo l’amministrazione rilevato la presenza di tutti i presupposti e l’assenza di cause ostative, quali i precedenti penali e simili.

In prossimità della scadenza del permesso di soggiorno, l’interessato ne ha chiesto il rinnovo alla Questura di Brescia. In questa occasione, gli uffici amministrativi hanno sottoposto a revisione la pratica di regolarizzazione ed hanno così notato che il datore di lavoro aveva presentato la domanda di emersione per l’attuale appellante, quale “badante”, dopo aver presentato analoga domanda per altri due stranieri. Peraltro, l’art. 1-ter del d.l. n. 78/2009 consente al datore di lavoro di regolarizzare due “badanti”, non più.

Di conseguenza la Prefettura di Brescia, sportello unico immigrazione, con atto del 6 ottobre 2011, n. 108155, ha revocato la regolarizzazione concessa; a sua volta la Questura, con atto del 15 dicembre 2011, ha annullato il permesso di soggiorno ed ha contestualmente respinto la domanda di rinnovo del medesimo.

2. L’interessato ha impugnato davanti al T.A.R. Brescia il provvedimento del Questore, e non anche quello antecedente del Prefetto, che pure vi era esplicitamente richiamato in quanto unico e fondamentale presupposto.

Il T.A.R. Brescia ha respinto il ricorso.

L’interessato ha proposto appello davanti a questo Consiglio. La Sezione ha accolto la domanda cautelare (peraltro con una motivazione basta sulla considerazione del danno, impregiudicato il merito). Infine il ricorso è venuto in discussione all’udienza odierna.

3. Il Collegio osserva, come già detto, che non è impugnato l’atto della Prefettura di Brescia, n. 108155 del 6 ottobre 2011, con il quale è stato revocato il beneficio della regolarizzazione, che costituiva il presupposto essenziale del rilascio del permesso di soggiorno da parte della Questura.

Che l’atto della Prefettura non sia impugnato si rileva non solo da elementi formali (come la circostanza che esso non è indicato nell’oggetto dell’impugnazione, e che il ricorso non è stato notificato alla Prefettura) ma anche e soprattutto dal fatto che non risultano dedotti motivi di ricorso che lo riguardino. In particolare, nessuna obiezione è stata sollevata (né in punto di fatto, né in punto di diritto) nei confronti del convincimento espresso dalla Prefettura circa l’inaccoglibilità della domanda di “emersione” originariamente presentata in favore di *****.

In buona sostanza, risulta tacitamente ammesso dal ricorrente, o comunque non è controverso: (a) che il datore di lavoro aveva presentato domanda di sanatoria per tre badanti, mentre la legge ne consentiva al massimo due; (b) che in questa situazione la domanda di emersione non poteva essere accolta; (c) che avendo rilevato in ritardo tale circostanza, la Prefettura poteva e doveva revocare il beneficio.

4. Ma se questo è vero, ne consegue che la Questura non poteva far altro che revocare a sua volta il permesso di soggiorno, e comunque rifiutarne il rinnovo. Ne era venuto meno, infatti, un presupposto essenziale.

L’interessato tuttavia sostiene che nel momento in cui era chiamata a pronunciarsi sulla domanda di rinnovo, la Questura avrebbe dovuto applicare l’art. 5, comma 5, del t.u., a norma del quale si deve tener contro degli “elementi sopravvenuti”: in questo caso, l’elemento sopravvenuto sarebbe l’esistenza di un (nuovo) contratto di lavoro. Ma il presupposto dell’applicazione di tale norma è che il fatto sopravvenuto sia tale da sanare l’originaria carenza di requisito, consentendo il rilascio del permesso di soggiorno secondo le norme ordinarie. Ora, nel caso in esame, una volta messo nel nulla il procedimento di emersione, l’interessato si è venuto a trovare nella condizione di immigrato abusivo, come tale non ammesso a stipulare un contratto di lavoro subordinato se non con la procedura ordinaria, che però nella specie non è stata seguita.

5. In conclusione, l’appello va respinto. Si ravvisano tuttavia giusti motivi per compensare le spese.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza) rigetta l’appello. Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 23 novembre 2012

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 30/11/2012

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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