Ordinanza n. 9740 del 14 giugno 2012 Corte di Cassazione

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Bonus bebè ai neonati che abbiano almeno uno dei genitori residenti nello stesso Comune da almeno cinque anni

 

 

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SESTA SEZIONE CIVILE – I

ORDINANZA

Atteso che è stata depositata relazione del seguente contenuto:

1. Con decreto emesso sul reclamo proposto dal Comune di Tradate avverso il provvedimento reso dal Tribunale di Milano ex artt. 4 d.lgs n. 286/98, il Tribunale della stessa città, in composizione collegiale, ha respinto il reclamo del Comune ed ha accolto il reclamo incidentale, integrando l’ordinanza impugnata con l’ordine al Comune di Tradate di offrire l’erogazione del c.d. bonus bebè ai neonati che abbiano almeno uno dei genitori residenti nello stesso Comune da almeno cinque anni;

2. Avverso tale provvedimento ha proposto ricorso per cassazione il Comune di Tradate affidandosi a quattro motivi di ricorso cui resistono con controricorso l’ASGI . Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione, l’ANP – Avvocati Per Niente onlus e il Farsi Prossimo onlus;

3. Il ricorso è inammissibile alla stregua del principio stabilito da questa Corte (cass. sez. unite n. 6172/2008) secondo cui “il procedimento previsto dal d.lgs 25 luglio 1998, n. 286, art. 44, costituisce un procedimento cautelare cui si applicano, in forza dell’art. 669 c.p.c., comma 14, le norme sul procedimento cautelare uniforme previste dal libro quarto, titolo I, capo III c.p.c. in quanto compatibili; in particolare si applica l’art. 669 c.p.c., comma 8, sull’inizio della fase di merito. Ne deriva che non essendo l’ordinanza resa su ricorso o il decreto della Corte d’appello reso su reclamo provvedimento definitivo con carattere decisorio, è inammissibile contro di essa il ricorso per cassazione ex art 11 Cost., nè questo può essere convertito in regolamento preventivo di giurisdizione” (nello stesso senso, sulla natura del procedimento in esame, cfr. sez. unite n. 3670/2011 cui adde Cassa sez. unite n. 7186/2011)”;
Atteso che il Collegio condivide e fa proprie le considerazioni svolte nella relazione che precede e che, pertanto, il ricorso va dichiarato inammissibile con condanna del ricorrente alla rifusione delle spese, nella misura indicata in dispositivo, secondo il criterio della soccombenza;

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio liquidate in € 30,00 oltre € 1.500,00 per onorari, oltre i.v.a.a e spese generali.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 9 maggio 2012

DEPOSITATO IN CANCELLERIA
14 GIUGNO 2012

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