Ordinanza del 24 febbraio 2012 Tribunale di Brescia

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Discriminatorio chiedere agli extracomunitari il requisito del possesso del permesso di soggiorno CE per lungo periodo, nonché la dimostrazione di un reddito minimo e possesso del passaporto con regolare visto di ingresso ai fini dell’iscrizione anagrafica nei registri della popolazione residente.

 

Tribunale di Brescia
Sezione Volontaria Giurisdizione

Il Giudice

Sciogliendo la riserva assunta all’udienza del 22 febbraio 2012, premesso che Fondazione Guido Piccini Per i Diriitti dell’Uomo ONLUS impugna per discriminazione l’ordinanza sindacale del comune di Verolauova, pubblicata sull’Albo Pretorio il 19 settembre 2008, avente ad oggetto “ordinanza per l’attuazione delle disposizioni legislative in materia di iscrizione nel registro della popolazione residente e disposizione congiunte in materia igienico sanitaria e di pubblica sicurezza”, assumendo che, ai fini dell’iscrizione anagrafica dei cittadini extracomunitari, l’ordinanza in parola contempli requisiti non previsti dalla legge e, segnatamente, la presentazione della seguente documentazione:

– carta di soggiorno in corso di validità, ovvero prova attestante la richiesta di rinnovo della stessa inoltrata alla questura di competenza territoriale, qualora già scaduto come le circolari esplicative del ministero dell’interno n. 42 del 17 novembre 2006, e n. 16 del 2 aprile 2007 e n. 43 del 2 agosto 2007;

– analogamente a quanto previsto per i cittadini dell’unione, il il cittadino straniero deve comunque di disporre di idonea sistemazione all’oggettivI e di un reddito annuo proveniente da fonti lecite, non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale;

– passaporto valido con regolare visto di ingresso;

premesso nel comune di Verolanuova, costituendosi in giudizio, dal atto dell’annullamento in autotutela dell’ordinanza impugnata, ritenendo, tuttavia, che il provvedimento in questione, emesso al solo scopo di esercitare un maggior controllo sulla sicurezza sul rispetto della normativa igienico-sanitaria, fosse pienamente conforme alle prescrizioni di cui all’art. 3  comma 4 d.lgs. 215/2003 secondo cui “non costituiscono, comunque, atti di discriminazione ai sensi dell’art.2 quelle differenze di trattamento che, pur risultando indirettamente discriminatorie, siano giustificate oggettivamente da finalità legittime perseguite attraverso mezzi appropriati necessari”

considerato che, a fronte dell’intervenuto annullamento del provvedimento impugnato e delle conclusioni conforme rassegnate dalle parti, limitatamente alla domanda di cui al punto b), va dichiarata cessata la materia del contendere rispetto a tale richiesta essendo pacificamente mutata la situazione sostanziale dedotto in giudizio;

ritenuto, tuttavia, che la modifica spontanea del provvedimento da parte dell’amministrazione non determina il venir meno dell’interesse della ricorrente all’accertamento della natura discriminatoria dell’atto; accertamento, peraltro, necessari anche al fine di decidere su quale parte processuale vada posto il carico delle spese processuali, in base al noto principio della cd. soccombenza virtuale;

osservato che la richiesta d’iscrizione anagrafica costituisce un diritto soggettivo del cittadino e pertanto non può essere vincolato ad alcuna condizione al di fuori di quelle previste dalla legge;

rilevato che nel provvedimento impugnato ai cittadini extracomunitari vengono richiesti requisiti ulteriori rispetto a quelle richieste cittadini italiani (legge 1228/1954 e relativo regolamento di attuazione d.p.r. 223/89) ossia la carta di soggiorno in corso di validità il passaporto valido con regolare visto di ingresso e l’idoneità dell’alloggio;

ritenuto, pertanto, il carattere discriminatorio dell’ordinanza impugnata nella parte in cui impone al cittadino extracomunitario la presentazione dei documenti ulteriori rispetti a quello richiesti ad un cittadino italiano, ai fini dell’ottenimento delle anagrafica nel Comune;

considerato che alla luce del fatto sopravvenuto annullamento in autotutela del provvedimento impugnato – appare sufficiente una tutela limitata al mero accertamento della natura discriminatoria dall’atto senza alcuna necessità di ordinare la pubblicazione del presente provvedimento su di un quotidiano e/o sul sito Internet del Comune.

Ritenuto, infine, quanto alle spese del giudizio, che esse vadano poste a carico del soccombente.

p.q.m.

accerta il carattere discriminatorio del provvedimento impugnato;
dichiara cessata la materia del contendere in ordine alla domanda di cui al punto b) del ricorso;
condanna il Comune di Verolauova alla rifusione in favore della ricorrente delle spese processuali che si dividono in complessivi euro 3700,00 oltre accessori di legge.

Brescia, 24 febbraio 2012

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