Sentenza n.2423 del 24 aprile 2012 Consiglio di Stato

Revoca del permesso di soggiorno – ordine di allontanamento dal territorio italiano entro 15 giorni

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 1284 del 2012, proposto da: *****, rappresentato e difeso dall’avv. Egidio Lanari, con domicilio eletto presso Egidio Lanari in Roma, via Vallebona, 10;

contro

Ministero dell’Interno, Questura di Perugia, rappresentati e difesi dall’Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata per legge in Roma, via dei Portoghesi, 12;
U.T.G. – Prefettura di Perugia;

per la riforma

della sentenza breve del T.A.R. UMBRIA – PERUGIA: SEZIONE I n. 00253/2011, resa tra le parti, concernente revoca del permesso di soggiorno;

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio di Ministero dell’Interno e di Questura di Perugia;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 9 marzo 2012 il Cons. Alessandro Palanza e uditi per le parti l’avvocato Fatica su delega di Lanari e l’avvocato dello Stato Urbani Neri;

Sentite le stesse parti ai sensi dell’art. 60 del c.p.a.;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

1. – Il signor ***** ha impugnato la sentenza del TAR dell’Umbria n. 253/2011, che ha respinto il suo ricorso per l’annullamento del provvedimento di revoca del permesso di soggiorno Prot. N. Cat. A/11/2010/263/Rif./imm./od emesso dal Questore di Perugia in data 27 novembre 2010, notificato in data 21 marzo 2011; e contestuale ordine di allontanamento dal territorio italiano entro 15 giorni nonché degli atti tutti antecedenti, preordinati, consequenziali e comunque connessi del relativo procedimento.

2. – La sentenza giudica legittimo il provvedimento impugnato in primo grado in quanto adeguatamente motivato – anche in rapporto alla situazione familiare e all’inserimento sociale del ricorrente – dalla accertata esistenza di una condanna del ricorrente per tentata violenza sessuale ed estorsione e da una valutazione di pericolosità sociale basato su un provvedimento di avviso orale adottato dal Questore ai sensi della legge n. 1423/1956;

3. – L’appellante contesta la sentenza in quanto non può ritenersi adeguatamente motivato il provvedimento impugnato perché omette di considerare:

– che la condanna riportata dall’appellante non può avere automatici effetti ostativi in presenza di ricongiungimento familiare, e di un prolungato regolare soggiorno in Italia dal 1987 ai sensi delle disposizioni di cui all’ultima parte dell’art. 5, comma 5, del D.lgs. n. 286/1998;

– che il giudizio di pericolosità sociale è del tutto immotivato e privo di ogni riferimento ad elementi di fatto e non ha fondamento la circostanza che l’appellante sia stato destinatario di un provvedimento di avviso orale, il quale non può in ogni caso essere adottato in presenza di elementi meramente probabilistici, ma solo in presenza di precisi presupposti indicati dalla legge n. 1423/1956;

– non è stata adeguatamente valutata, come prescritto da precise disposizioni di legge, con riferimento all’appellante la considerevole durata del regolare soggiorno in Italia dal 1987, il costante svolgimento di attività lavorativa, l’effettuato ricongiungimento familiare, la situazione della famiglia con una moglie priva di reddito e due figli di cui una è portatrice di handicap;

– la evidente violazione dell’articolo 9, comma 4, del D.Lgs. n. 286/1998 che obbliga a tener conto delle circostanze sopra menzionate ai fini della concessione o del diniego del permesso per soggiornanti di lungo periodo;

– la violazione dei diritti costituzionali dello straniero e la lesione del principio costituzionale di tutela dell’unità familiare.

5. – La domanda cautelare, annessa all’atto di appello, è stata trattata alla odierna camera di consiglio con l’intervento dei difensori. Il Collegio, dato il prescritto avviso alle parti, ritiene sussistano le condizioni per decidere la causa nel merito ai sensi dell’art.60 del c.p.a..

6. – L’appello è infondato.

6.1. – Risulta decisiva la valutazione di pericolosità sociale implicita nel fatto che l’interessato sia stato destinatario di un provvedimento di avviso orale ai sensi dell’art. 4 della legge 1423/1956, che non risulta essere stato autonomamente impugnato. Non risulta neppure in alcun modo dimostrata la negazione del fatto che l’appellante sia stato destinatario di tale provvedimento come invece è chiaramente affermato nel provvedimento impugnato in primo grado.

6.2. – La valutazione di pericolosità sociale, ai sensi degli articoli 1 e 4 della legge n. 1423/1956, è prevista espressamente come impeditiva alla concessione del permesso per soggiornanti di lungo periodo dall’art. 9, comma 4, del D.Lgs. n. 286/1998 e da numerose disposizioni di legge compresa la disposizione in tema di concessione del permesso di soggiorno per motivi familiari di cui all’articolo 5- bis del medesimo decreto.

6.3. – Le circostanze di effettuato ricongiungimento familiare, di attuale situazione familiare e di prolungata durata del regolare soggiorno in Italia sono tutelate dalla legge in quanto fanno venir meno l’automatismo delle condanne considerate ostative alla concessione del permesso di soggiorno, ma esse richiedono elementi di motivazione aggiuntivi quale appunto la specifica indicazione di pericolosità sociale ravvisabile nella adozione di un provvedimento di avviso orale.

6.4. – La esistenza di un presupposto di pericolosità sociale ai sensi della legge – fino a quando tale presupposto permane – costituisce pertanto un preciso e insuperabile impedimento alla concessione del permesso di soggiorno anche in presenza di circostanze familiari e sociali altrimenti meritevoli di tutela.

7. – L’appello è pertanto respinto e la sentenza del TAR pienamente confermata anche nella sua motivazione.

8. – Si ravvisano giusti motivi per la compensazione delle spese per la presente fase del giudizio

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza) definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 9 marzo 201

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 24/04/2012

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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