Sentenza n. 777 del 9 marzo 2012 Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia

Rigetto della domanda di emersione di lavoro irregolare

 

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 2179 del 2004, proposto da: *****, rappresentato e difeso dall’avv. Matteo Rezzonico, con domicilio eletto presso il suo studio in Milano, Via Rossetti, 17

contro

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avvocatura distrettuale dello Stato, domiciliataria ex lege in Milano, Via Freguglia, 1

per l’annullamento

del decreto del 12.12.2003 del Prefetto della Provincia di Milano, di rigetto della domanda di emersione di lavoro irregolare presentata in favore del ricorrente dal sig. Giovanni Montesano, nonché di tutti gli atti connessi e/o conseguenziali

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio del Ministero dell’Interno;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 22 febbraio 2012 il dott. Angelo Fanizza e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO

Con ricorso ritualmente proposto l’odierno ricorrente, di nazionalità tunisina, ha impugnato il decreto del Prefetto della Provincia di Milano del 12.12.2003, con cui è stata rigettata la domanda di emersione del lavoro irregolare presentata in suo favore dal sig. ***, e ciò in quanto la Questura di Milano, con nota dell’11.12.2003, si era espressa negativamente sulla richiesta di nulla osta, ponendo a fondamento di tale provvedimento il fatto che l’odierno ricorrente fosse stato arrestato in data 30.12.2000 dai Carabinieri di Milano per reati concernenti lo spaccio di stupefacenti: circostanza idonea a costituire motivo ostativo ex art. 1, comma 8, lett. c) del D.L. 9.9.2002, n. 195.

Il ricorrente ha dedotto l’illegittimità del provvedimento impugnato per omessa comunicazione di avvio del procedimento, per difetto di motivazione e per difetto di istruttoria, chiedendone l’annullamento, previa sospensione.

Si è costituito in giudizio il Ministero dell’Interno, che non disponendo, al momento della costituzione, di informazioni complete circa il procedimento definitosi con l’atto impugnato, ha concluso, allo stato degli atti, per l’inammissibilità in rito e l’infondatezza nel merito del ricorso.

Con ordinanza presidenziale n. 894 del 26.7.2004 questo Tribunale ha ordinato alla Prefettura di Milano di depositare tutta la documentazione rilevante ai fini del decidere, cioè copia del provvedimento (di diniego di nulla osta) della Questura di Milano, gli atti emessi dall’Autorità giudiziaria in riferimento alla (eventuale) sentenza di condanna, con indicazione della pena inflitta o patteggiata; ovvero, in caso di semplice denuncia, copia della stessa e del procedimento penale.

In data 2.12.2004 è stata acquisita la documentazione richiesta, sia pure con notevole ritardo di spedizione rispetto al termine previsto nella cennata ordinanza presidenziale, tanto che, nelle more, il ricorrente ha reiterato, in data 18.11.2004, la richiesta di concessione della misura cautelare.

Da tale documentazione è risultata a carico dell’odierno ricorrente una condanna emessa, a seguito di patteggiamento, dal Tribunale di Milano in data 11.1.2001 e divenuta irrevocabile in data 6.2.2001, con applicazione della pena di mesi 8 (otto) di reclusione e di (vecchie) lire 3.300.000 di multa per i reati di cui agli artt. 110 c.p. e 73 del D.P.R. 309/90.

In vista dell’udienza pubblica del 22.2.2012 il Ministero dell’Interno ha poi tempestivamente depositato, in data 21.1.2012, una memoria difensiva nella quale ha ribadito l’infondatezza dei motivi di ricorso ed insistito per il rigetto dello stesso.

All’udienza del 22.2.2012 la causa è stata trattenuta in decisione.

DIRITTO

Il ricorso è infondato e va pertanto respinto.

Punto dirimente della controversia va rinvenuto, ad avviso del Collegio, nell’indagine sulla correttezza e legittimità della valutazione che la Prefettura ha esperito, in linea di continuità con quanto apprezzato dalla Questura di Milano, in riferimento alla pericolosità sociale del ricorrente.

Sul punto non è contestato tra le parti che il ricorrente è stato condannato, con applicazione della pena su richiesta, per un reato relativo alla materia dello spaccio di stupefacenti che prevede l’arresto obbligatorio in flagranza ex art. 380 del codice di procedura penale.

Ora, l’art. 1, comma 8, lettera c) del d.l. 9 settembre 2002, n. 195 convertito, con modificazioni, nella legge 9 ottobre 2002, n. 222, ha escluso dalla regolarizzazione coloro “che risultino denunciati per uno dei reati indicati negli articoli 380 e 381 del codice di procedura penale, salvo che il procedimento penale si sia concluso con un provvedimento che abbia dichiarato che il fatto non sussiste o non costituisce reato o che l’interessato non lo ha commesso, ovvero risultino destinatari dell’applicazione di una misura di prevenzione o di sicurezza, salvi, in ogni caso, gli effetti della riabilitazione“.

Non è quindi dubbio che la valutazione operata dalla Prefettura di Milano (e, prima di questa, dalla Questura) sulla pericolosità sociale del ricorrente si è informata ad una verifica, di carattere vincolato, sulla sussistenza, o meno, dei presupposti per l’applicazione della disciplina sulla regolarizzazione.

Presupposti che, nel caso di specie, certamente non sussistevano.

Rileva peraltro il Collegio che, al momento dell’adozione del provvedimento impugnato, ossia in data 12.12.2003, era già entrata in vigore la disposizione riformata di cui all’art. 445 c.p.p., relativa agli “effetti dell’applicazione della pena su richiesta”.

Tale disposizione prevede che “il reato è estinto, ove sia stata irrogata una pena detentiva non superiore a due anni soli o congiunti a pena pecuniaria, se nel termine di cinque anni, quando la sentenza concerne un delitto, ovvero di due anni, quando la sentenza concerne una contravvenzione, l’imputato non commette un delitto ovvero una contravvenzione della stessa indole. In questo caso si estingue ogni effetto penale, e se è stata applicata una pena pecuniaria o una sanzione sostitutiva, l’applicazione non è comunque di ostacolo alla concessione di una successiva sospensione condizionale della pena”.

È agevole avvedersi che al momento dell’adozione del provvedimento di rigetto della domanda di emersione non erano ancora cessati gli effetti, di durata quinquennale, della pena oggetto del patteggiamento: la domanda di emersione non poteva, dunque, che essere rigettata, ciò confermando la legittimità del provvedimento impugnato.

Sono infine da ritenere infondate:

– la censura relativa alla presunta illegittimità del provvedimento impugnato per omissione dell’avviso di avvio del procedimento, dovendosi richiamare quanto già espresso in ordine al carattere vincolato della verifica sui presupposti di regolarizzazione;

– la censura di difetto di motivazione e di istruttoria, essendo evidente che la disciplina di cui all’art. 1, comma 8, lettera c) del d.l. 9 settembre 2002, n. 195 è regolata da un ambito di applicazione connotato da presupposti vincolati di legge;

– le censure di presunta incostituzionalità della disciplina speciale, che a dire del ricorrente non consentirebbe di riconoscere alcuna incidenza a fatti estranei alle fattispecie astratte, dovendosi piuttosto considerare che il provvedimento impugnato è la risultante di un sistema legislativo di garanzie preventive e tipizzate, e che, in ogni caso, il ricorrente non ha prodotto in giudizio alcuna prova atta a dimostrare il suo effettivo reinserimento nella società, limitandosi a generiche affermazioni.

In conclusione, il ricorso deve essere respinto.

Sussistono, nondimeno, giusti motivi per disporre l’integrale compensazione fra le parti delle spese di causa.

P.Q.M.

il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione I), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Spese compensate.

Così deciso in Milano nella camera di consiglio del giorno 22 febbraio 2012

 

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 09/03/2012

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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