Sentenza n. 6559 del 20 dicembre 2012 Consiglio di Stato

Diniego di rinnovo di permesso di soggiorno – istanza volta ad ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno – interesse all’unità del nucleo familiare

 

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

ex artt. 38 e 60 cod. proc. amm.
sul ricorso numero di registro generale 5914 del 2012, proposto da: *****, rappresentato e difeso dall’avv. Fabrizio Aronica, con domicilio eletto presso A. Placidi in Roma, via Cosseria, 2;

contro

la Questura di Pavia, in persona del Questore p.t., rappresentato e difeso dall’Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12;

per la riforma

della sentenza del T.A.R. per la Lombardia, Sede di Milano, Sezione IV, n. 1408 del 23 maggio 2012, resa tra le parti, concernente il diniego di rinnovo di permesso di soggiorno.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio della Questura di Pavia;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 14 dicembre 2012 il Cons. Dante D’Alessio e uditi per le parti l’avv. Cerceo, per delega dell’avv. Aronica, e l’avvocato dello Stato Tito Varrone;

Sentite le stesse parti ai sensi dell’art. 60 cod. proc. amm.;

1.- L’appello può essere deciso, sussistendone i presupposti, con sentenza in forma semplificata, ai sensi degli articoli 60 e 74 del c.p.a., nella Camera di Consiglio fissata per l’esame della domanda cautelare.

2.- Il sig. *****, cittadino albanese, aveva impugnato davanti al T.A.R. per la Lombardia il provvedimento con il quale il Questore di Pavia, in data 4 ottobre 2011, aveva respinto la sua istanza volta ad ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno.

3.- Il T.A.R. per la Lombardia, Sede di Milano, con la sentenza della Sezione IV, n. 1408 del 23 maggio 2012, ha respinto il ricorso.

Dopo aver sottolineato che straniero era stato condannato in data 3 febbraio 2006 con sentenza della Corte di Appello di Milano poiché riconosciuto colpevole dei reati di prostituzione minorile e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, il T.A.R. ha ritenuto che «il provvedimento impugnato sia stato emesso nel pieno rispetto delle disposizioni normative … ed in particolare dell’art. 4, comma 3, del d.lgs. 286/98, che così recita: “… Non è ammesso in Italia lo straniero … che sia considerato una minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza dello Stato o di uno dei Paesi con i quali l’Italia abbia sottoscritto accordi per la soppressone dei controlli alle frontiere interne e la libera circolazione delle persone o che risulti condannato, anche con sentenza non definitiva, compresa quella adottata a seguito di applicazione della pena su richiesta ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale, per reati previsti dall’articolo 380, commi 1 e 2, del codice di procedura penale ovvero per reati inerenti gli stupefacenti, la libertà sessuale, il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina verso l’Italia e dell’emigrazione clandestina dall’Italia verso altri Stati o per reati diretti al reclutamento di persone da destinare alla prostituzione o allo sfruttamento della prostituzione o di minori da impiegare in attività illecite. …”, nonché adeguatamente motivato con riferimento alle medesime disposizioni normative, che elencano tassative ipotesi nelle quali il giudizio di pericolosità sociale dello straniero risulta legittimamente già effettuato a monte dal legislatore».

4.- Il sig. ***** ha ora appellato l’indicata sentenza ritenendola erronea sotto diversi profili.

5.- Il ricorso in appello deve essere accolto.

Se è infatti vero, come affermato dal T.A.R. di Milano che, in base al combinato disposto degli artt. 4, comma 3, e 5, comma 5, del d. lgs. n. 286 del 1998, nel testo risultante a seguito delle modifiche apportate dalla legge n. 189 del 2002, il permesso di soggiorno non può essere rilasciato o non può essere rinnovato nel caso di intervenuta condanna per uno dei reati ivi specificati, tuttavia l’effetto automaticamente ostativo al rilascio e al rinnovo del permesso di soggiorno non può trovare applicazione nel caso disciplinato dall’art. 5, comma 5, del t.u. n. 286 del 1998, come modificato dal decreto legislativo n. 5/2007.

5.1.- Infatti, «nell’adottare il provvedimento di rifiuto del rilascio, di revoca o di diniego di rinnovo del permesso di soggiorno dello straniero che ha esercitato il diritto al ricongiungimento familiare ovvero del familiare ricongiunto, ai sensi dell’articolo 29, si tiene anche conto della natura e della effettività dei vincoli familiari dell’interessato e dell’esistenza di legami familiari e sociali con il suo Paese d’origine, nonché, per lo straniero già presente sul territorio nazionale, anche della durata del suo soggiorno nel medesimo territorio nazionale».

In presenza di tali condizioni i reati che sono considerati normalmente ostativi costituiscono elementi che possono giustificare il diniego del permesso di soggiorno, ma solo all’esito di una valutazione discrezionale che deve metterli in comparazione con l’interesse all’unità del nucleo familiare e con gli altri elementi indicati dalla norma.

5.2.- Secondo un orientamento interpretativo ormai consolidato di questa Sezione, i principi introdotti dal d.lgs. n. 5/2007 trovano applicazione «non solo in presenza di un nucleo familiare (ri)costituitosi grazie alla procedura di ricongiungimento, ma anche quando un nucleo familiare avente analoga composizione e analoghe caratteristiche si trovi già unito ab origine o comunque si sia formato senza necessità di un apposito procedimento» (Consiglio di Stato, sez. III, n. 5089 del 25 settembre 2012).

A parità di composizione del nucleo familiare, infatti, non vi sarebbe alcuna giustificazione razionale per riservare un trattamento più favorevole al nucleo che si sia riunito grazie ad una procedura di ricongiungimento ed uno meno favorevole a quello che risulti già riunito ab origine o che si sia formato in Italia (Consiglio di Stato, sez. III, 8 novembre 2012, n. 5679).

5.3.- L’applicazione di tale disposizione comporta quindi che, pur in presenza di una causa ostativa al rilascio (o rinnovo) del permesso di soggiorno, il diniego può essere (anche) pronunciato ma solo a seguito di una valutazione discrezionale riferita alla personalità dell’interessato ed alla gravità dei precedenti penali, nonché alla lunga permanenza in Italia ed al suo inserimento, con il nucleo familiare, nel contesto sociolavorativo.

6.- Nella fattispecie l’appellante ha evidenziato (anche in primo grado) di trovarsi in tali condizioni.

Infatti il sig. ***** vive in Italia da numerosi in anni con la moglie (****), con la quale si è ricongiunta ai sensi dell’art. 29 del T.U. citato, e con tre figlie nate tutte in Italia (***).

7.- In conseguenza, per gli esposti motivi, l’appello deve essere accolto e la sentenza di primo grado deve essere riformata.

Le spese di giudizio possono essere compensate fra le parti.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto annulla la sentenza del T.A.R. per la Lombardia, Sede di Milano, Sezione IV, n. 1408 del 23 maggio 2012.

Dispone la compensazione integrale fra le parti delle spese e competenze di giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 14 dicembre 2012

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 20/12/2012

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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