Sentenza n. 6142 del 6 luglio 2012 Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

Respinta la richiesta di visto d’ingresso in quanto la presenza dello straniero rappresenta “una minaccia per l’ordine pubblico, la sicurezza interna e la salute pubblica o per le relazioni internazionali di uno degli Stati membri

 

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Prima Quater)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

ex art. 60 cod. proc. amm.;
sul ricorso numero di registro generale 3692 del 2012, integrato da motivi aggiunti, proposto da ***** elettivamente domiciliato in Roma, via Alessandria n. 184 presso lo studio dell’avv. Rocco Mele che lo rappresenta e difende nel presente giudizio

contro

– MINISTERO DEGLI ESTERI, in persona del Ministro p.t., domiciliato in Roma, via dei Portoghesi n. 12 presso la Sede dell’Avvocatura Generale dello Stato che ex lege lo rappresenta e difende nel presente giudizio;
– MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro p.t., domiciliato in Roma, via dei Portoghesi n. 12 presso la Sede dell’Avvocatura Generale dello Stato che ex lege lo rappresenta e difende nel presente giudizio;
– CONSOLATO GENERALE D’ITALI A TRIPOLI, in persona del Console p.t., domiciliato in Roma, via dei Portoghesi n. 12 presso la Sede dell’Avvocatura Generale dello Stato che ex lege lo rappresenta e difende nel presente giudizio;

per l’annullamento

dei seguenti atti:

a) provvedimento prot. 104 del 21.2.2012 con cui il Consolato Generale d’Italia a Tripoli ha respinto la richiesta di visto d’ingresso presentata dal ricorrente;

b) nota del 4 maggio 2012 prot. n. 116210 del Ministero degli Esteri;

c) nota del 10 maggio 2012 prot. n. 459 del Consolato;

Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero degli Affari Esteri, del Ministero dell’Interno e del Consolato Generale d’Italia a Tripoli;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella Camera di Consiglio del giorno 5 luglio 2012 il dott. Michelangelo Francavilla;

Espletate le formalità previste dall’art. 60 cod. proc. amm.;

Ritenuto di potere definire il giudizio con sentenza in forma semplificata;

Considerato, in fatto, che il ricorrente impugna il provvedimento prot. 104 del 21.2.2012, con cui il Consolato Generale d’Italia a Tripoli ha respinto la richiesta di visto d’ingresso presentata dal predetto, nonché le note del 4 maggio 2012 prot. n. 116210 del Ministero degli Esteri e del 10 maggio 2012 prot. n. 459 del Consolato;

Considerato, in diritto, che il ricorso è infondato e deve essere respinto;

Considerato che il Ministero ha respinto la richiesta di visto d’ingresso, ai sensi degli articoli 5 comma 1° lettera e) regolamento CE n. 562/2006 e 32 Reg. CE n. 81/2009, in quanto la presenza del ricorrente rappresenta, come ivi espressamente indicato, “una minaccia per l’ordine pubblico, la sicurezza interna, la salute pubblica quale definita all’articolo 2 paragrafo 19 del regolamento CE n. 562/2006…o per le relazioni internazionali di uno degli Stati membri”;

Considerato che tale circostanza, come ritenuto da questo Tribunale in analoghe fattispecie (TAR Lazio – Roma n. 3105/2011; n. 12799/2009) costituisce un fattore inibitorio del rilascio del visto di ingresso e la rimozione della stessa costituisce un presupposto in mancanza del quale il visto non può essere rilasciato e, dunque, è legittimamente negato;

Considerato che, in relazione all’accertata correttezza sostanziale del provvedimento impugnato e alla natura vincolata dello stesso, risulta inaccoglibile la prima censura del ricorso principale in quanto il vizio di violazione dell’art. 10 bis l. n. 241/90, ivi dedotto, per la sua natura procedimentale, è inidoneo a comportare l’annullamento giurisdizionale dell’atto ostandovi la preclusione prevista dall’art. 21 octies comma 2° del medesimo testo normativo;

Considerato che con la seconda censura del ricorso principale l’esponente lamenta il difetto di motivazione del provvedimento impugnato e la mancata indicazione del termine e dell’autorità a cui ricorrere;

Considerato che il motivo in esame è infondato perché l’atto impugnato risulta congruamente motivato attraverso il richiamo alla circostanza ostativa sopra indicata;

Considerato, poi, che la mancata indicazione del termine e dell’autorità a cui ricorrere non influisce sulla legittimità dell’atto impugnato ma, al più, può comportare la rimessione in termini in presenza di circostanze particolari (Cons. Stato sez. VI n. 2730/2011);

Considerato, poi, che con il ricorso per motivi aggiunti l’esponente impugna la nota del 4 maggio 2012 prot. n. 116210 del Ministero degli Esteri e la nota del 10 maggio 2012 prot. n. 459 del Consolato deducendo che le stesse costituirebbero un’inammissibile integrazione postuma dell’atto gravato in via principale, che la circostanza ivi indicata (consultazione preliminare delle autorità per la sicurezza dei Paesi Schengen) non giustificherebbe il diniego del visto e sarebbe, comunque, illogica ed, inoltre, incompatibile con l’accertata mancanza della segnalazione del nominativo del ricorrente nel S.I.S.;

Considerato che il ricorso per motivi aggiunti è infondato in quanto il diniego di visto, come già evidenziato, risulta congruamente motivato con riferimento al fatto che il ricorrente è stato ritenuto, ai sensi degli articoli 5 comma 1° lettera e) regolamento CE n. 562/2006 e 32 Reg. CE n. 81/2009, “una minaccia per l’ordine pubblico, la sicurezza interna, la salute pubblica quale definita all’articolo 2 paragrafo 19 del regolamento CE n. 562/2006…o per le relazioni internazionali di uno degli Stati membri” (così nell’atto);

Considerato, poi, che la segnalazione nel S.I.S. riguarda una causa ostativa all’ingresso diversa da quella richiamata nel provvedimento impugnato di talchè la mancata segnalazione non influisce sulla legittimità del gravato diniego di visto;

Considerato che per questi motivi il ricorso è infondato e deve essere respinto;

Ritenuto di dovere disporre, in considerazione della peculiarità della fattispecie, la compensazione delle spese processuali sostenute dalle parti;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Quater) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto:

1) respinge il ricorso;

2) dispone la compensazione delle spese processuali sostenute dalle parti.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella Camera di Consiglio del giorno 5 luglio 2012

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 06/07/2012

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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