Sentenza n. 609 del 18 gennaio 2012 Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

Rigetto della dichiarazione di emersione dal lavoro irregolare – precedente penale ostativo.

 

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Seconda Quater)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 5251 del 2010, proposto da: *****, rappresentato e difeso dall’avv. Claudia Pedrini, con domicilio eletto presso Claudia Pedrini in Verona, via Villa Cozza, 12;

contro

Ministero dell’Interno, U.T.G. – Prefettura di Viterbo;

per l’annullamento

del provvedimento della Prefettura di Viterbo prot. N. *** del 5.3.2010, notificato in data 15.3.2010 di rigetto della dichiarazione di emersione dal lavoro irregolare;

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 20 dicembre 2011 il dott. Alessandro Tomassetti e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

Con l’atto in questa sede impugnato è stata negata al ricorrente l’emersione dal lavoro irregolare avendo la Prefettura di Viterbo rilevato la presenza di un precedente penale ostativo a carico del ricorrente.

Con una unica censura il ricorrente deduce la illegittimità del provvedimento impugnato per violazione di legge ed eccesso di potere.

La censura è infondata.

Come è emerso dalle risultanze della esperita istruttoria, l’odierno ricorrente risulta avere patteggiato una condanna di tre mesi di reclusione per il reato di cui all’art. 588, commi 1 e 2, c.p.

Alcun dubbio, dunque, sussiste in merito alla corretta valutazione operata dalla Amministrazione che – in relazione al titolo del reato – ha ritenuto lo stesso rientrare nel disposto di cui all’art. 381 c.p.p. e, conseguentemente, ostativo alla procedura di emersione dal lavoro irregolare.

Infatti, in base all’art. 1 ter, comma 13, lett. c), D.L. n. 78/2009 convertito in L. n. 102/2009 “Non possono essere ammessi alla procedura di emersione prevista dal presente articolo i lavoratori extracomunitari: (…) c) che risultino condannati, anche con sentenza non definitiva, compresa quella pronunciata anche a seguito di applicazione della pena su richiesta ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale, per uno dei reati previsti dagli articoli 380 e 381 del medesimo codice”.

Tale norma introduce un automatismo che opera nel caso in cui la responsabilità del cittadino straniero risulta essere stata accertata dall’Autorità Giudiziaria con provvedimento irrevocabile anche a seguito di “patteggiamento”.

Il riferimento legislativo alle inerenti condanne deve quindi ritenersi come volto ad individuare i fatti probanti (cioè le condanne) la sussistenza di quei requisiti negativi.

Trattasi, in definitiva, di una valutazione di pericolosità sociale già effettuata dal legislatore che ha ritenuto, del tutto ragionevolmente e nell’ambito della discrezionalità che gli compete, la sussistenza di tale elemento nella responsabilità del soggetto, accertata giudizialmente, per la commissione di reati di particolare gravità.

Può quindi condivisibilmente riconoscersi che in tal caso sussiste un automatico impedimento all’accoglimento della procedura di emersione, senza necessità di una autonoma valutazione della concreta pericolosità sociale, in quanto si tratta di una preclusione che non costituisce un effetto penale, ovvero una sanzione accessoria alla condanna, bensì un effetto amministrativo che la legge fa derivare dal fatto storico consistente nell’avere riportato una condanna per determinati reati, quale indice presuntivo di pericolosità sociale o, quanto meno, di riprovevolezza (non meritevolezza, ai fini della permanenza in Italia) del comportamento tenuto nel Paese dallo straniero.

La norma in questione non consente all’Amministrazione alcuna autonoma valutazione in ordine ai fatti oggetto del giudizio penale derivando in modo del tutto automatico dalla sentenza penale la preclusione all’accoglimento della istanza di emersione.

Non v’è dubbio, allora, che l’intervenuto accertamento con sentenza irrevocabile dei fatti penalmente rilevanti indicati dal disposto di cui all’art. 1 ter, comma 13, lett. c) D.L. n. 78/2009, giustifica il diniego della istanza di regolarizzazione.

Ne consegue che l’Amministrazione, una volta riscontrata la sussistenza della condanna ostativa all’accoglimento della procedura di emersione dal lavoro irregolare non poteva in alcun modo risultare onerata di ulteriori comunicazioni o avvisi al ricorrente.

Conseguentemente e per i motivi esposti, il ricorso è infondato e, pertanto, deve essere respinto.

Sussistono giusti motivi per dichiarare integralmente compensate le spese di lite tra le parti

P.Q.M.

definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 20 dicembre 2011

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 18/01/2012

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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