Sentenza n. 5531 del 15 giugno 2012 Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

Rifiuto dell’istanza di conversione del permesso di soggiorno – minore affidato al sindaco

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Seconda Quater)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 5410 del 2010, proposto da: *****, rappresentato e difeso dagli avv. Vito Troiano, Marco Michele Picciani, con domicilio eletto presso Marco Michele Picciani in Roma, via Principe Eugenio, 15;

contro

Questura di Roma; Ministero dell’Interno, rappresentato e difeso dall’Avvocatura Dello Stato, domiciliata per legge in Roma, via dei Portoghesi, 12;

per l’annullamento

del provvedimento della Questura di Roma del 16.12.2009, notificato il 20.5.2010 di rifiuto dell’istanza di conversione del permesso di soggiorno;

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio di Ministero dell’Interno;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 12 aprile 2012 il dott. Floriana Rizzetto e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Il Sig. *****, cittadino bengalese, nato il 30.12.1991 è entrato in Italia in stato di clandestinità il 20.10.2008 quando era minorenne e con provvedimento del giudice tutelare è stato sottoposto a tutela in data 2.7.2009 ottenendo permesso di soggiorno per affidamento al Sindaco di Roma valido fino al 30.12.2009.

Con il ricorso in esame impugna, chiedendone l’annullamento il decreto della Questura di Roma del 15.2.2010 con cui veniva rigettata l’istanza di conversione del permesso di soggiorno per affidamento in permesso di soggiorno per lavoro subordinato presentata in data 13.11.2009 dallo stesso.

Avverso detto provvedimento il ricorrente ha dedotto i seguenti motivi di impugnazione:

1) Eccesso di potere per carenza dei presupposti legittimanti il provvedimento di diniego. Violazione ed erronea applicazione dell’art. 32 del D.Lgs. 286/98.

2) . Violazione degli artt. 7, 10 bis e 13 della legge n. 241/90.

Si è costituita, per resistere, l’amministrazione intimata producendo scritti difensivi.

Con ordinanza n. 3032 del 6.10.2010 la domanda cautelare è stata accolta.

All’udienza pubblica del 12.4.2012 il ricorso è stato trattenuto in decisione.

Il ricorso è fondato sotto l’assorbente profilo di censura della violazione e/o falsa applicazione dell’art. 32 del D.Lgs. 286/98, come riformulato dallo jus superveniens recato dalla l. 94/2009, che consente la ripetuta conversione al compimento della maggiore età solo a condizione che il minore abbia partecipato ad un progetto almeno biennale di integrazione sociale e civile gestito da un ente pubblico o privato che abbia rappresentanza nazionale.

Invero tale norma, secondo il costante orientamento giurisprudenziale in materia, anche di questa Sezione, non può che essere interpretata in modo che sia effettivamente consentito ai minori la partecipazione a tali progetti. In questa prospettiva, ove il raggiungimento della maggiore età del minore che ha fatto ingresso in Italia prima dell’entrata in vigore della modifica legislativa intervenga prima che sia trascorso un biennio, non può pretendersi che egli abbia già concluso il percorso biennale di integrazione: è sufficiente dimostrare, invece, che, in tale data, l’interessato fosse nelle condizioni di essere ammesso allo svolgimento del programma e che esso sia stato successivamente attuato. Del pari, non è necessario dimostrare la permanenza almeno triennale nel territori nazionale, dal momento che tale requisito non era prescritto, per i minori sottoposti a tutela, entrati nel territorio nazionale prima della riforma del 2009. D’altronde, diversamente opinando, si verrebbe ad attribuire un’inammissibile efficacia retroattiva e si imporrebbe ai minori stranieri un adempimento impossibile (cfr. Cons. Stato Sez. VI n. 2951/09).

Applicando tali principi alla fattispecie in esame, il ricorrente si verrebbe a trovarsi nella oggettiva impossibilità di soddisfare i requisiti richiesti dalla norma, ossia di avere effettuato un percorso formativo biennale e di trovarsi sul territorio nazionale da almeno tre anni, non avendo avuto a disposizione il tempo minimo necessario per maturare il suddetto biennio, non si trova nelle condizioni previste ai fini della applicazione della nuova disciplina.

In definitiva il ricorso è fondato e deve essere accolto, con conseguente annullamento del provvedimento impugnato ai fini della rinnovata valutazione dell’istanza ai sensi del testo previgente dell’art. 32 comma 1 del D.Lgs. 286/98 e quindi a prescindere dalla partecipazione ad un progetto di integrazione sociale e civile almeno biennale.

Il ricorso, dunque, va accolto, assorbite le altre censure, con annullamento del provvedimento impugnato.

Quanto alle spese di lite, sussistono giusti motivi, attesa la natura interpretativa della controversia, per disporne l’integrale compensazione tra le parti.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Quater) accoglie il ricorso in epigrafe.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 12 aprile 2012

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 15/06/2012

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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