Sentenza n. 5026 del 20 settembre 2012 Consiglio di Stato

Diniego del rinnovo del permesso di soggiorno

 

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

ex artt. 38 e 60 cod. proc. amm.
sul ricorso numero di registro generale 2753 del 2012, proposto da: *****, rappresentato e difeso dall’avv. Achille M.G. Bruno, con domicilio eletto presso Michele Sandulli in Roma, via XX Settembre 3;

contro

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avvocatura Generale dello Stato presso i cui uffici è domiciliato in Roma, via dei Portoghesi, 12;

per la riforma

della sentenza del T.A.R. CAMPANIA – NAPOLI: sezione VI n. 532/2012, resa tra le parti, concernente il diniego del rinnovo del permesso di soggiorno

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio del Ministero dell’Interno;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 31 agosto 2012 il Cons. Hadrian Simonetti, presenti per le parti l’avvocato Bruno e l’avvocato dello Stato Galluzzo;

Sentite le stesse parti ai sensi dell’art. 60 cod. proc. amm., sussistendo i presupposti di legge per una decisione immediata in forma semplificata.

Rilevato che:

– l’odierno ricorrente ha chiesto, con istanza del 15.2.2008, il rinnovo del permesso di soggiorno, istanza respinta con decreto del Questore della Provincia di Caserta del 14.7.2009, motivato in ragione di due sentenze di condanna, risalenti al 1998 e al 1999, entrambe per violazione dell’art. 12 co. 5 del t.u. Immigrazione;

– proposto ricorso avverso tale diniego, deducendone l’illegittimità sotto diversi profili, il Tar lo ha respinto sul duplice rilievo che il reato in questione sia tra quelli indicati all’art. 4 co. 3 del t.u., automaticamente ostativi al rilascio del permesso di soggiorno; e che lo stesso reato non sia da considerare estinto, in assenza di una formale pronuncia in tal senso del giudice penale dell’esecuzione;

– con il presente appello si insiste nei motivi già dedotti in primo grado, compresa la violazione del principio dell’affidamento, sottolineando in aggiunta come il reato di cui alla sentenza del 20.9.1999 sia stato nel frattempo dichiarato estinto e che, per la restante condanna, sia stata presentata istanza di riabilitazione;

Considerato che:

– entrambe le sentenze sono state emesse ai sensi dell’art. 444 c.p.p., ovvero mediante “patteggiamento” della pena tra le parti, in epoca antecedente la riforma del t.u. Immigrazione ad opera della l. 189/2002 cui si deve la previsione di fattispecie di reato automaticamente ostative, tra le quali “i reati inerenti il favoreggiamento dell’immigrazione” ;

– ciò posto, come più volte ribadito dalla Sezione, la sentenza “patteggiata” implica e presuppone pur sempre una consapevole valutazione dell’imputato riguardo ai vantaggi ed agli svantaggi del patteggiamento, con la conseguenza che sarebbe iniquo far discendere da una sentenza “patteggiata” effetti (automatici) che, derivando da una legge sopravvenuta, l’interessato non era in grado di valutare (v., ex multis, Cons. St., III, n. 4160/2011 e 3096/2011);

– tale rilievo, a tutela dell’affidamento, si impone tanto più nel caso di specie, nel quale dopo il 2002 – prima del diniego di rinnovo attualmente in questione – l’odierno ricorrente era stato più di una volta beneficiario di provvedimenti di rilascio del permesso di soggiorno, nonostante le sentenze penali del passato, il che ha comportato il consolidarsi della sua permanenza in Italia, come dimostra anche la situazione familiare di parte ricorrente (cfr. Cons. St., III, n. 123/2012);

– che, sotto altro profilo, non risulta che l’amministrazione si sia data carico di valutare discrezionalmente l’interesse all’unità del nucleo familiare del ricorrente, del quale fanno parte anche figli minori conviventi (nati in Italia) come prescritto dall’art. 5, comma 5, del testo unico 286/1998, come modificato dal decreto legislativo n. 5/2007; è vero che quest’ultima disposizione è testualmente riferita allo straniero che abbia esercitato il diritto al ricongiungimento familiare o sia esso stesso familiare ricongiunto (situazioni che nella specie non ricorrono) ma questa Sezione ha avuto più volte modo di chiarire che la tutela accordata dalla legge al nucleo familiare che sia frutto di una procedura di ricongiungimento deve essere riconosciuta, a parità di condizioni, anche al nucleo familiare che si trovi unito ab origine o comunque si sia riunito senza necessità dell’apposita procedura, sempreché la sua composizione sia la medesima che, occorrendo, legittimerebbe una domanda di ricongiungimento;

Ritenuto che:

– già sotto tali profili, che evidenziano anche un difetto di istruttoria e di motivazione dell’atto impugnato, l’appello sia fondato e debba essere accolto;

– ciò comporta l’annullamento del diniego e la necessità che l’amministrazione proceda ad un nuovo e motivato esame della posizione dell’appellante, che tenga conto anche della durata del suo soggiorno e delle sue condizioni familiari, verificandone in concreto l’eventuale pericolosità sulla base di tutti gli elementi disponibili;

– le spese possono essere compensate, sussistendo giustificati motivi al riguardo.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata, accoglie il ricorso di primo grado annullando l’atto di diniego.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 31 agosto 2012

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 20/09/2012

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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