Sentenza n. 4609 del 22 maggio 2012 Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

Domanda di protezione internazionale- trasferimento del ricorrente in Malta quale Stato competente a decidere sulla domanda di asilo

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Seconda Quater)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 4938 del 2010, proposto da: *****, rappresentato e difeso dall’avv. Stefano Greco, con domicilio eletto presso Stefano Greco in Roma, via Tommaso Gulli, 11;

contro

Ministero dell’Interno, rappresentato e difeso dall’Avvocatura Dello Stato, domiciliata per legge in Roma, via dei Portoghesi, 12;

per l’annullamento

della decisione del Ministero dell’Interno – Unità Dublino- prot. n. 107426 del 21.9.2009, notificata il 5 marzo 2010 che ha disposto il trasferimento del ricorrente in Malta quale Stato competente a decidere sulla domanda di asilo;

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio di Ministero dell’Interno;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 15 marzo 2012 il dott. Alessandro Tomassetti e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

Con il ricorso in oggetto il ricorrente, cittadino della Guinea, ha impugnato il provvedimento del 21 settembre 2009 con il quale il Ministero dell’Interno, Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione, Direzione Centrale dei Servizi Civili per l’Immigrazione e l’Asilo – Unità Dublino – ha decretato il suo trasferimento a Malta, Stato competente ai sensi del Reg. CE n. 343/03 alla disamina della sua domanda di protezione internazionale.

Dalla disamina del sistema EURODAC (riscontro delle impronte digitali a livello europeo) è emerso, infatti, che il ricorrente aveva presentato a Malta analoga istanza in data 14 settembre 2007.

Il Regolamento Dublino II, al fine di evitare il fenomeno del cosiddetto “asylum shopping”, ha previsto una serie di criteri per determinare quale sia lo Stato membro competente ad esaminare la domanda di protezione internazionale.

Con una prima censura si deduce la violazione di legge e l’insufficiente motivazione del provvedimento.

In particolare, il ricorrente deduce la illegittimità del provvedimento sotto il profilo della insufficiente motivazione relativamente alla problematica dello status dei rifugiati e richiedenti asilo a Malta, lamentando l’omessa applicazione della clausola di sovranità di cui all’art. 3 comma 2 del Reg. CE n. 343/03, secondo cui “Ciascuno Stato membro può esaminare una domanda di asilo presentata da un cittadino di un paese terzo, anche se tale esame non gli compete in base ai criteri stabiliti nel presente regolamento”.

La censura è infondata.

E’ del tutto evidente che detta possibilità è residuale ed è considerata un’eccezione dal D.P.R. 16/9/04 n. 303 “Regolamento relativo alle procedure per il riconoscimento dello status di rifugiato” dovendo l’Unità Dublino fare applicazione dei criteri per la determinazione della competenza previsti dal Reg. CE n. 343/03: solo in presenza di particolari situazioni – come nel caso della Grecia – in cui vi erano pronunciamenti da parte di Autorità istituzionali internazionali che avevano consigliato agli Stati membri di non disporre i trasferimenti dei richiedenti asilo in Grecia ai sensi del Regolamento Dublino II – il Tribunale ha accolto i ricorsi avverso i trasferimenti dei richiedenti asilo per mancata applicazione della suddetta disposizione.

Per quanto riguarda lo Stato maltese non risulta al Collegio che alcuna autorità istituzionale europea abbia mai sospeso i trasferimenti in quello Stato per violazione dei diritti dei richiedenti asilo, né risultano prese di posizione da parte di autorità ufficiali di Stati membri o di organizzazioni internazionali (come invece risulta per la Grecia) tali da comportare l’applicazione della clausola di cui all’art. 3 comma 2 del Regolamento Dublino II.

Con una seconda censura il ricorrente deduce la illegittimità del provvedimento per violazione dell’art. 19, comma 4, Reg. n. 343/2003.

In particolare, secondo la prospettazione del ricorrente, l’Italia sarebbe lo Stato competente ad esaminare la domanda di protezione internazionale essendo decorsi più di sei mesi da quando Malta ha ricevuto la domanda di presa in carico.

In sede cautelare il Collegio aveva ritenuto fondata la censura ed aveva accolto la domanda cautelare.

Tuttavia a seguito del deposito della Amministrazione della documentazione afferente la vicenda oggetto del ricorso, è risultato che il termine di cui all’art. 19, comma 4, Reg. CE – secondo cui “Se il trasferimento non avviene entro il termine di sei mesi, la competenza ricade sullo Stato membro nel quale la domanda d’asilo è stata presentata. Questo termine può essere prorogato fino a un massimo di un anno se non è stato possibile effettuare il trasferimento a causa della detenzione del richiedente asilo, o fino a un massimo di diciotto mesi qualora il richiedente asilo si sia reso irreperibile” – non è stato consumato in considerazione della intervenuta predisposizione da parte della Questura del decreto di trasferimento in data antecedente al periodo semestrale (doc. 5 del deposito della Avvocatura dello Stato in data 1 febbraio 2012) e della successiva estensione del termine di trasferimento a 18 mesi in considerazione della intervenuta irreperibilità del ricorrente (doc. 6 del deposito della Avvocatura dello Stato in data 1 febbraio 2012).

Con una terza censura si deduce la illegittimità dell’atto impugnato per motivi di carattere umanitario.

Sostiene il ricorrente, in particolare, che l’eventuale decisione di respingimento della domanda di asilo da parte di Malta importerebbe l’espulsione del ricorrente verso la Guinea e, quindi, un potenziale rischio di persecuzione di carattere umanitario.

L’assunto è infondato.

Rileva il Collegio come l’evento dedotto dal ricorrente – rigetto della istanza di asilo politico da parte di Malta – risulti allo stato soltanto potenziale, dovendo, al contrario, valutarsi – in questa sede – la sola legittimità del provvedimento impugnato sotto il profilo della “sicurezza” del Paese terzo nei cui confronti viene disposto il trasferimento (Malta).

Conseguentemente e per i motivi esposti il ricorso è infondato e, pertanto, deve essere respinto.

Sussistono giusti motivi per dichiarare integralmente compensate le spese di lite tra le parti

P.Q.M.

definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nelle camere di consiglio dei giorni 15 marzo e 12 aprile 2012

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 22/05/2012

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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