Sentenza n. 3604 del 20 aprile 2012 Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

Rifiuto del rilascio del permesso di soggiorno per lavoro subordinato, flussi 2007 – divieto di reingresso in Italia

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Seconda Quater)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 1364 del 2010, proposto da: *****, rappresentato e difeso dall’avv. Pierluigi Giammaria, con domicilio eletto presso Pierluigi Giammaria in Roma, via Salaria, 227;

contro

Questura di Roma, Ministero dell’Interno, rappresentati e difesi dall’Avvocatura dello Stato, domiciliata per legge in Roma, via dei Portoghesi, 12; U.T.G. – Prefettura di Roma;

per l’annullamento

del decreto del Questore di Roma in data 29 settembre 2009 notificato il giorno 1 febbraio 2010 contenente il rifiuto del rilascio del permesso di soggiorno per lavoro subordinato, flussi 2007;

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio di Questura di Roma e di Ministero dell’Interno;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 16 febbraio 2012 il dott. Stefania Santoleri e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

Il ricorrente, cittadino extracomunitario, ha presentato in data 18/3/09 istanza di rilascio del permesso di soggiorno per lavoro subordinato in base al decreto flussi, essendo entrato in Italia munito di visto per lavoro subordinato rilasciato dalla Rappresentanza Consolare italiana di Dhaka.

In seguito a foto segnalamento, la Questura ha accertato che il ricorrente con le diverse generalità di *****, è stato colpito da decreto di espulsione del Prefetto di Roma, in data 8/10/02, ai sensi dell’art. 13 comma 3 del D.Lgs. 286/98, portante il divieto di reingresso in Italia per il termine di 10 anni, che non ha dato esecuzione al provvedimento di espulsione, e che è rientrato in Italia munito di visto soltanto perché ha fornito diverse generalità, non essendosi munito della speciale autorizzazione al reingresso.

La Questura ha quindi respinto la sua domanda di rilascio del permesso di soggiorno.

Avverso detto provvedimento il ricorrente ha proposto seguenti censure:

1. Violazione di legge art. 10 bis della L. 241/90. Eccesso di potere per carenza di istruttoria, ingiustizia manifesta.

2. Violazione dell’art. 13 del D.Lgs. 286/98 e degli artt. 3 e 24 Cost.

3. Eccesso di potere per carenza di istruttoria e di motivazione, manifesta sproporzione e irragionevolezza.

L’Amministrazione intimata si è costituita in giudizio ed ha chiesto il rigetto del ricorso per infondatezza.

Con l’ordinanza n. 1020/10 la domanda cautelare è stata respinta in considerazione della valenza ostativa del provvedimento di espulsione del Prefetto di Roma, e tenuto conto della mancanza dell’autorizzazione al reingresso anticipato in Italia.

La suddetta ordinanza è stata confermata dal Consiglio di Stato con ordinanza n. 1867/2010.

Il ricorso è infondato.

Il Collegio ritiene infatti di dover ribadire i principi già espressi in sede cautelare, poiché in base al combinato disposto degli art. 4, 5 e 13, d.lg. n. 286 del 1998 possono ottenere il permesso di soggiorno solo coloro che possono fare legale ingresso in Italia

Ciò non è possibile per i destinatari di un provvedimento di espulsione con divieto di rientro in Italia per un certo periodo di tempo, durante il lasso temporale indicato nel provvedimento di espulsione, salvo che non abbiano ottenuto la speciale autorizzazione prevista dall’art. 13 del D.Lgs. 286/98 (cfr., tra le tante, T.A.R. Emilia Romagna Sez. Parma 19/2/09 n. 43; T.A.R. Campania Sez. VI Napoli, 7/12/2011 n. 5739).

Nel caso di specie, il ricorrente è stato espulso con decreto del Prefetto di Roma del 2007, portante il divieto di reingresso in Italia per dieci anni; il ricorrente è rientrato in Italia munito del visto di ingresso soltanto perché ha fornito generalità diverse (più precisamente avendo invertito il nome con il cognome rispetto alle generalità fornite al momento dell’espulsione); nel caso di pregressa espulsione – prima del decorso del termine di efficacia – il ricorrente avrebbe dovuto ottenere l’autorizzazione al rientro anticipato in Italia, così come previsto dall’art. 13 c. 13 e 14 del D.Lgs. 286/98, indispensabile per poter ottenere il permesso di soggiorno.

Le esigenze difensive in sede penale rappresentate nel ricorso sono venute meno, essendosi concluso il procedimento penale con la sentenza di assoluzione del 18 maggio 2010, e la sussistenza del rapporto di lavoro non può costituire fattore sopravvenuto idoneo a suffragare la tesi del ricorrente tenuto conto del chiaro disposto normativo in merito all’ostatività del provvedimento di espulsione.

Quanto alla violazione dell’art. 10 bis della L. 241/90, ritiene il Collegio che debba applicarsi l’art. 21 octies della L. 241/90, poiché trattandosi di provvedimento vincolato, il ricorrente non avrebbe potuto sovvertire l’esito del procedimento.

Il ricorso deve essere pertanto respinto.

Quanto alle spese di lite, sussistono tuttavia giusti motivi per disporne la compensazione tra le parti.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Quater) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 16 febbraio 2012

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 20/04/2012

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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