Sentenza n. 3309 del 5 giugno 2012 Consiglio di Stato

Diniego rinnovo permesso di soggiorno per motivi umanitari

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 1926 del 2012, proposto da: *****, rappresentato e difeso dall’avv. Aldo Egidi, con domicilio eletto presso Segreteria Sezionale Cds in Roma, piazza Capo di Ferro, 13;

contro

Questura di Milano, rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura Generale Dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12;

per la riforma

della sentenza del T.A.R. LOMBARDIA – MILANO: SEZIONE IV n. 02857/2011, resa tra le parti, concernente diniego rinnovo permesso di soggiorno

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio di Questura di Milano;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 1 giugno 2012 il Pres. Pier Giorgio Lignani e uditi per le parti gli avvocati dello Stato Aiello C.;

Ritenuto di poter procedere alla definizione immediata della controversia ai sensi dell’art. 60 del codice del processo amministrativo;

RITENUTO:

– che con la sentenza appellata il T.A.R. si è riconosciuto carente di giurisdizione ritenendo la giurisdizione del giudice civile;

– che la decisione appellata si basa sulla seguente massima delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione: «Sussiste la giurisdizione del giudice ordinario sull’impugnazione del provvedimento del Questore di diniego del permesso di soggiorno per motivi umanitari richiesto ex art. 5, comma 6, d.lg. 25 luglio 1998 n. 286, all’esito del rigetto, da parte della Commissione territoriale competente, della domanda di riconoscimento dello status di rifugiato, in quanto, a partire dal 20 aprile del 2005, con l’entrata in vigore dell’art. 1 quater d.l. 30 dicembre 1989 n. 416, introdotto dall’art. 32 comma 1, lett. b, l. 30 luglio 2002 n. 189, le Commissioni territoriali sono espressamente tenute, quando non accolgano la domanda di protezione internazionale, a valutare, per i provvedimenti di cui all’art. 5, comma 6, cit., le conseguenze di un rimpatrio alla luce degli obblighi derivanti dalle convenzioni internazionali. Ne consegue che al Questore, a differenza che nel regime giuridico antevigente, non è più attribuita alcuna discrezionalità valutativa in ordine all’adozione dei provvedimenti riguardanti i permessi umanitari, coerentemente con la definitiva attribuzione alle predette Commissioni di tutte le competenze valutative in ordine all’accertamento delle condizioni del diritto alla protezione internazionale, definitivamente affermata nell’art. 32 d.lg. 28 gennaio 2008 n. 25, di attuazione della direttiva Ce 2005/85 del 1° dicembre 2005.»;

– che l’appellante, già ricorrente in primo grado, pur non disconoscendo il suddetto riferimento giurisprudenziale (e pur non potendo per ovvie ragioni contestarne l’autorevolezza), sostiene che esso non sia pertinente nella fattispecie, perché, a suo dire, al Questore era stata rivolta una domanda di permesso di soggiorno per motivi di lavoro;

– che peraltro nel ricorso di primo grado al T.A.R. Lombardia l’interessato aveva circoscritto la materia del contendere con esclusivo riferimento alla tematica del permesso di soggiorno “per motivi umanitari”, esponendo dettagliatamente in fatto ed in diritto come la sua situazione personale si dovesse ricondurre a tale fattispecie;

– che nello stesso ricorso, invece, non si rinvengono domande o argomentazioni riferite alla possibilità del rilascio di un permesso di soggiorno a titolo diverso, restando così confermato che questo aspetto era estraneo all’oggetto del giudizio come definito dal petitum e dalla causa petendi;

– che, pertanto, va confermata la decisione di difetto di giurisdizione, la quale peraltro non pregiudica all’interessato la possibilità di tutelare i propri diritti davanti al giudice civile; così come non gli pregiudica la possibilità di chiedere in sede amministrativa un permesso di soggiorno a titolo diverso dai “motivi umanitari” qualora ve ne siano le condizioni, che allo stato questo Collegio non può valutare;

– che, in conclusione, l’appello va respinto, ma le spese possono essere compensate;

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza) rigetta l’appello. Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa. Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 1 giugno 2012

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 05/06/2012

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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