Sentenza n. 3223 del 6 aprile 2012 Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

Respinta la richiesta di visto d’ingresso per turismo – ignorate le generalità della persona che ha stipulato a suo favore la fideiussione bancaria

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Prima Quater)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

ex art. 60 cod. proc. amm.;
sul ricorso numero di registro generale 1856 del 2012, proposto da *** e *** elettivamente domiciliati in Roma, viale Carso n. 23 presso lo studio dell’avv. Arturo Salerni e rappresentati e difesi nel presente giudizio dall’avv. Andrea Maestri del foro di Ravenna

contro

MINISTERO DEGLI ESTERI, in persona del Ministro p.t., domiciliato in Roma, via dei Portoghesi n. 12 presso la sede dell’Avvocatura Generale dello Stato che ex lege lo rappresenta e difende nel presente giudizio

per l’annullamento

del provvedimento prot. 3790 del 21.12.2011 con il quale l’Ambasciata d’Italia a Bangkok ha respinto la richiesta di visto d’ingresso per turismo presentata da *****;

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio del Ministero degli Affari Esteri;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella Camera di Consiglio del giorno 5 aprile 2012 il dott. Michelangelo Francavilla;

Espletate le formalità previste dall’art. 60 cod. proc. amm.;

Ritenuto di potere definire il giudizio con sentenza in forma semplificata;

Considerato, in fatto, che i ricorrenti impugnano il provvedimento prot. 3790 del 21.12.2011 con il quale l’Ambasciata d’Italia a Bangkok ha respinto la richiesta di visto d’ingresso per turismo presentata da *****;

Considerato, in diritto, che il ricorso è infondato e deve essere respinto;

Considerato che, secondo quanto in più occasioni evidenziato da questo Tribunale (TAR Lazio – Roma n. 1351/12; n. 12817/09), l’interessato, allorché richiede il visto d’ingresso per turismo, deve fornire all’Amministrazione la prova delle condizioni che giustificano le finalità del soggiorno e, nella fattispecie, trattandosi di visto caratterizzato da necessaria temporaneità (confermata dalla durata del soggiorno che non può essere superiore a novanta giorni: artt. 10, 11 e 15, Trattato di Schengen), dei presupposti dai quali si possa ragionevolmente ritenere l’interesse dello straniero a fare rientro nel Paese d’origine onde scongiurare il c.d. « rischio migratorio »;

Considerato che le condizioni in esame possono essere di varia natura, quali l’esistenza di significativi legami familiari (ad es. coniuge e figli) e, soprattutto, l’esercizio di attività economiche, il possesso di fonti di reddito, la titolarità di beni immobili o, comunque, altre circostanze atte a comprovare che nel Paese di provenienza lo straniero abbia il centro dei suoi interessi e che proprio per questo vi farà ritorno al termine del soggiorno in Italia;

Considerato che nella fattispecie l’interessata non ha dimostrato alcuna delle condizioni in esame in quanto, come risulta dalla relazione trasmessa dall’Ambasciata con nota del 14 marzo 2012, non ha fornito prova idonea della disponibilità di redditi propri e di un lavoro nel Paese di origine (i numeri di telefono della società datrice di lavoro sono risultati inattivi) né ha prodotto, a corredo della richiesta di visto, la documentazione comprovante la titolarità di beni immobili;

Considerato che, nel corso del colloquio intercorso con personale dell’Ambasciata, l’interessata non ha fornito indicazioni specifiche circa i motivi e le circostanze del viaggio evidenziando di non conoscere la località di residenza dell’amica che ha dichiarato di essere intenzionata a visitare e di ignorare le generalità della persona che ha stipulato a suo favore la fideiussione bancaria;

Considerato che l’Ambasciata, alla luce delle circostanze richiamate, ha nella fattispecie correttamente valutato l’esistenza del c.d. “rischio migratorio” che giustifica il diniego di visto emesso con il gravato provvedimento;

Considerato che, alla luce di quanto fin qui evidenziato, risultano infondate le censure del ricorso con cui è stato dedotto il difetto di motivazione ed il vizio di eccesso di potere (quest’ultimo prospettato in relazione all’asserito possesso dei requisiti necessari per il rilascio del visto) dell’atto impugnato nonché la violazione dell’art. 10 bis l. n. 241/90 per non avere l’interessata ricevuto il preavviso di rigetto;

Considerato, in particolare, che il gravato diniego di visto è stato congruamente motivato in riferimento alla mancata prova dello scopo e delle condizioni del soggiorno e della volontà dell’interessata di lasciare il territorio degli Stati membri prima della scadenza del visto;

Considerato, poi, che il provvedimento impugnato risulta nel merito corretto alla luce dell’accertata esistenza del “rischio migratorio”;

Considerato, infine, che l’esponente non ha interesse a coltivare la censura relativa alla violazione dell’art. 10 bis l. n. 241/90 in quanto, a prescindere dall’applicabilità alla fattispecie della preclusione all’annullamento giurisdizionale prevista dall’art. 21 octies comma 2° l. n. 241/90, l’eventuale riedizione del procedimento non arrecherebbe alcun vantaggio alla ricorrente la quale non ha fornito in giudizio elementi significativi per superare la valutazione espressa dall’Ambasciata in ordine all’esistenza del rischio migratorio;

Considerato che per questi motivi il ricorso è infondato e deve essere respinto;

Considerato che i ricorrenti, in quanto soccombenti, devono essere condannati al pagamento delle spese del presente giudizio il cui importo viene liquidato come da dispositivo;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Quater) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto:

1) RESPINGE il ricorso;

2) CONDANNA i ricorrenti a pagare, in favore del Ministero degli Esteri, le spese del presente giudizio il cui importo viene liquidato in complessivi euro settecentocinquanta/00, per diritti ed onorari, oltre IVA e CPA come per legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella Camera di Consiglio del giorno 5 aprile 2012

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 06/04/2012

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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