Sentenza n. 2783 del 15 maggio 2012 Consiglio di Stato

Rigetto dell’istanza per il rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro autonomo

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

ex artt. 38 e 60 c.p.a., sul ricorso n. 2529/2012 RG, proposto dalla QUESTURA DI PESCARA, in persona del Questore pro tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura generale dello Stato, domi- ciliata per legge in Roma, via dei Portoghesi n. 12,

contro

la sig. *****, appellata, non costituita in giudizio,

per la riforma

della sentenza del TAR Abruzzo – Perscara, n. 665/2011, resa tra le parti e concernente il rigetto dell’istanza per il rinnovo del permesso di soggiorno (lavoro autonomo) prodotta dalla sig. *****;

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore all’udienza camerale del 20 aprile 2012 il Cons. dott. Silvestro Maria RUSSO e udito altresì, per la P.A. appellante, l’Avvocato dello Stato SAULINO;

Sentite le stesse parti ai sensi dell’art. 60 c.p.a.;

Ritenuto in fatto che la Questura di Pescara dichiara che la sig. *****, cittadina nigeriana ed irregolarmente presente nel territorio della Repubblica fin dal 1996, ottenne, pur se già destinataria d’un decreto d’espulsione, un permesso di soggiorno per cure mediche, in relazione al di lei stato di gravidanza;

Rilevato che la sig. ***** ha ottenuto, con efficacia fino al 18 gennaio 2006, il rinnovo del permesso di soggiorno a seguito della nascita del figlio *****, avvenuta in Pescara il 18 luglio 2005, permanendo ancora nel territorio della Repubblica ai sensi dell’art. 31 del Dlg 25 luglio 1998 n. 286 mercè autorizzazione dell’AGO;

Rilevato altresì che la sig. *****, autorizzata a permanere in Italia fino al 25 febbraio 2010, il successivo 4 marzo ha proposto istanza per il rinnovo-conversione del permesso di soggiorno, già rilasciato per affidamento di minore, in uno per lavoro autonomo;

Rilevato inoltre che, avendo la Questura di Pescara respinto tale domanda con il decreto del 26 marzo 2010, quest’ultimo è stato annullato dal TAR Pescara, nel frattempo adito dalla sig. EKEKE, con la sentenza n. 662 del 2 dicembre 2011, notificata il successivo 26 gennaio 2012;

Rilevato quindi che la Questura di Pescara s’appella in questa sede, con il ricorso in epigrafe, contro la sentenza n. 662/2011, deducendo l’erroneità di questa per violazione e falsa applicazione dell’art. 29, c. 6 del Dlg 286/1998 con riferimento al successivo art. 31, non essendo trasformabile il permesso di soggiorno per affidamento minori in uno per lavoro autonomo;

Considerato in diritto, in primo luogo, l’integrità del contraddittorio processuale nel giudizio di appello, avendo l’Avvocatura erariale fornito seria dimostrazione della ritualità della notificazione del relativo ricorso;

Considerato nel merito che l’appello è meritevole d’accoglimento, in quanto il dato testuale, di cui all’art. 29, c. 6 del Dlg 287/1998, se permette al familiare autorizzato ai sensi del successivo art. 31 d’ottenere il permesso di soggiorno per l’assistenza al minore e, per l’effetto, di svolgere un’attività lavorativa, al contempo non consente expressis verbis la conversione di tale permesso in uno per motivi di lavoro;

Considerato invero che evidente s’appalesa il significato antielusivo sotteso alla norma citata, nella misura in cui l’assistenza al minore è una vicenda sì necessitata, ma transeunte e governata dall’AGO nell’esclusivo interesse del minore, onde solo per questa ragione sono consentiti tanto il soggiorno del genitore nel territorio della Repubblica e l’ammissione di questi al lavoro, in deroga ai normali criteri previsti dal medesimo Dlg 278/1998, sì da garantire al minore il soddisfacimento dei di lui bisogni affettivi, educativi e materiali;

Considerato, per contro, che diversamente argomentando si perverrebbe, grazie alla pretesa (e sperata) conversione del permesso di soggiorno in uno per motivi di lavoro —non importa se autonomo o subordinato, la legge non distingue—, a favorire indebitamente il lavoratore senza più alcun collegamento con le predette esigenze di vita del minore;

Considerato, anzi, che queste ultime non sarebbero certo meglio risolte mediante tal conversione, in quanto lo stesso art. 29, c. 6 prevede già le modalità più acconce a tal scopo, senza necessità di forzare o di derogare l’afflusso il quanto più possibile ordinato e conforme a legge di lavoratori non comunitari in Italia;

Considerato di conseguenza che non si può condividere il ragionamento del Giudice di prime cure, laddove afferma la necessità di valutare quella della sig. ***** a guisa di domanda autonoma di permesso per lavoro, per la duplice ragione che tal soluzione in pratica elude il divieto di legge e che determina un indebito privilegio, in deroga a quanto indicato nell’art. 26 del Dlg 287/1998, nell’esclusivo e particolare interesse della lavoratrice;

Considerato, infine e quanto alle spese del presente giudizio, che giusti motivi ne suggeriscono la compensazione integrale tra le parti.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (sez. III), definitivamente pronunciando sul ricorso n. 2529/2012 RG in epigrafe, lo accoglie e, in riforma della sentenza appellata, respinge il ricorso di primo grado proposto dalla sig. Benedica *****.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio del 20 aprile 2012

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 15/05/2012

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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