Sentenza n. 2473 del 13 marzo 2012 Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

Diniego rilascio permesso di soggiorno per lavoro subordinato – allontanamento eseguito spontaneamente senza comunicarlo alle autorità preposte

 

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Seconda Quater)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 4829 del 2010, proposto da: *****, rappresentato e difeso dall’avv. Giovanni Lombardi, con domicilio eletto presso Giovanni Lombardi in Roma, via Pietro Da Cortona, 8;

contro

Questura di Roma; Ministero dell’Interno, rappresentato e difeso dall’Avvocatura Dello Stato, domiciliata per legge in Roma, via dei Portoghesi, 12;

per l’annullamento

DINIEGO RILASCIO PERMESSO DI SOGGIORNO

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio di Ministero dell’Interno;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 6 dicembre 2011 il dott. Floriana Rizzetto e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Con il ricorso in esame il Sig. ***** impugna, chiedendone l’annullamento, il decreto del Questore di Roma del 15.3.2010 con il quale veniva rigettava l’istanza di rilascio del permesso soggiorno per lavoro subordinato, nonché ulteriori atti connessi e consequenziali indicati in epigrafe, disposto in considerazione del fatto che l’istante risultava essere stata precedentemente espulso con decreto del Questore di Roma notificato in data 12.12.2005 – eseguito spontaneamente senza comunicare l’allontanamento alle autorità preposte ai controlli di frontiera, ed aveva fatto di nuovo ingresso nel territorio nazionale durante il periodo di interdizione sopraindicato, senza munirsi dell’apposita autorizzazione al rientro anticipato prescritta dall’art. 13 del d.lvo n. 286/98.

Il gravame è affidato ai seguenti motivi:

1) Violazione di legge: erronea qualificazione dei motivi ostativi al rilascio del permesso di soggiorno di cui all’art. 5 co.5 e 9 del d.lvo n. 286/98 in relazione all’art. 4 co. 6;

2) Violazione di legge per erronea interpretazione dell’ambito temporale nel aquale devono verificarsi i motivi che escludono il rinnovo del permesso di soggiorno;

In sintesi il deducente lamenta che l’Amministrazione ha omesso di considerare l’applicabilità della normativa citata per cui il titolo autorizzatorio può essere negato e/o revocato “salvo quanto previsto dall’art. 22 co. 9 e sempre che non siano sopraggiunti motivi che ne consentano il rilascio”; violando altresì il legittimo affidamento dell’interessato collegato all’esistenza di rapporto di lavoro qualificato.

Si è costituita in giudizio l’Amministrazione intimata, depositando memoria difensiva a sostegno del proprio operato, evidenziando la natura vincolata del provvedimento impugnato e, di conseguenza, l’ininfluenza della mancata partecipazione procedimentale del ricorrente.

Con ordinanza n. 283 del 26/01/11 l’istanza di sospensiva è stata accolta “vista la documentazione medica relativa all’assistito del ricorrente e la specifica patologia di cui è affetto, e la gravità del danno personale che dall’esecuzione del provvedimento impugnato potrebbe derivare”.

All’udienza pubblica del 6.12.2011 la causa è trattenuta per la decisione.

Il ricorso è fondato sotto l’assorbente profilo di censura dedotto con il secondo mezzo di gravame.

Risulta infatti incontestato che – come comprovato dalla documentazione depositata in giudizio – il ricorrente prestava attività lavorativa come badante, sin dal mese di aprile, a favore del Sig. *** invalido al 100% con handicap grave.

Ne consegue che l’esito del procedimento in esame avrebbe potuto essere diverso qualora l’atto di diniego impugnato fosse stato adottato nel rispetto delle garanzie di partecipazione procedimentale sancite dalla legge n. 241/90 come imposto dalla necessità di rispettare l’affidamento dell’interessato sulla legittimità della propria posizione collegato all’esistenza di rapporto di lavoro qualificato da assistenza a cittadino italiano portatore di grave handicap.

Tale circostanza, infatti, avrebbe consentito a questi di beneficiare della possibilità di fruire della “sanatoria” ai sensi dell’art. 1 ter del d.l. 1° luglio 2009 n. 78 conv. in l. 3 agosto 2009 n. 102, che consente la regolarizzazione dei rapporti di lavoro di stranieri extracomunitari che alla data del 30 giugno 2009 fossero occupati in attività di assistenza a cittadini affetti da patologie o handicap che ne limitino l’autosufficienza.

Il ricorso va pertanto accolto con annullamento, per l’effetto, dell’atto impugnato, con conseguente obbligo dell’Amministrazione resistente di riavviare il procedimento conclusosi con il provvedimento impugnato, rivalutando l’istanza del ricorrente alla luce dei principi sopra richiamati e nel rispetto delle garanzie di partecipazione procedimentale.

Sussistono giusti motivi per compensare integralmente tra le parti le spese di giudizio, ivi compresi diritti ed onorari.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Quater) accoglie il ricorso in esame e per l’effetto annulla l’atto impugnato.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 6 dicembre 2011

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 13/03/2012

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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