Ordinanza n. 3566 del 7 marzo 2012 Corte di Cassazione

Diniego richiesta di rilascio di permesso per ragioni familiari

 

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE SESTA CIVILE

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da: ***** domiciliato in ROMA, piazza Marconi 15 presso l’avv. Salucci Francesca con l’Avvocato Natale Fernando che lo rappresenta e difende per procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno – Questore di Roma;

– intimati –

avverso il decreto 8.10.2010 del Tribunale di Roma;

Svolgimento del processo

CHE il cittadino nigeriano ***** con ricorso 10.4.2009 impugnò D.Lgs. n. 286 del 1998, ex art. 30, comma 6 innanzi al Tribunale di Roma il diniego 3.4.2009 che il Questore di Roma aveva adottato in relazione alla sua richiesta di rilascio di permesso per ragioni familiari;

CHE il Tribunale di Roma in c.m. con ordinanza 8.10.2010 ha dichiarato inammissibile il ricorso sul rilievo per il quale era stato evocato in giudizio il Questore di Roma, anche presso l’Avvocatura Generale dello Stato, in luogo dell’unico legittimato nel procedimento ex art. 30, comma 6 del T.U., il Ministero dell’Interno;

CHE per la cassazione di tale ordinanza lo straniero ha proposto ricorso, notificato il 6.12.2010 al Ministro ed al Questore presso l’Avvocatura dello Stato (che non ha svolto difese), in tal ricorso dolendosi della errata individuazione del legittimato passivo e comunque della errata affermazione della inammissibilità, e non della sola irregolarità, della evocazione in giudizio di organo non legittimato;

CHE se la doglianza portata in ricorso è certamente pertinente e fondata (avendo il Tribunale di Roma mostrato di ignorare la portata della L. n. 260 del 1958, art. 4 quale illustrata da S.U. n. 3117 del 2006), altrettanto certamente essa non può essere esaminata da questa Corte, essendo stato il provvedimento del Tribunale adottato decidendo di un ricorso D.Lgs. n. 286 del 1998, ex art. 30, comma 6 indiscutibilmente reclamatale innanzi alla Corte di Appello e certamente non suscettibile di ricorso diretto per cassazione, come, per specifica ipotesi, previsto in materia dall’art. 13 bis del T.U., aggiunto dal D.Lgs. n. 133 del 1999, art. 4 (ex multis Cass. 11308 del 2004 e 1656 del 2007);

CHE, ove si condivida il testè formulato rilievo, il ricorso può essere trattato in camera di consiglio e dichiarato inammissibile.

Motivi della decisione

La relazione deve essere condivisa con la conseguente dichiarazione di inammissibilità del ricorso, senza che sia luogo a regolare le spese.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso.

DEPOSITATO IN CANCELLERIA
il 7 marzo 2012

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