Ordinanza n. 22 del 8 luglio 2011 Corte Costituzionale (Atto di promovimento) (GU n. 9 del 29-2-2012

Procedura di emersione per la regolarizzazione – Esclusione per gli stranieri extracomunitari condannati, anche con sentenza non definitiva, per uno dei reati previsti dagli artt. 380 e 381 del c.p.p. – Mancata previsione della valutazione concreta della pericolosita’ sociale.

 

 

IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE        Ha pronunciato  la  presente  ordinanza  sul  ricorso  numero  di registro generale 187 del 2011, proposto da:  D.M.,  rappresentato  e difeso  dall'avv.  Consuelo  Feroci,  con  domicilio  eletto   presso Segreteria T.A.R. Marche in Ancona, via della Loggia, 24;      Contro   Ministero   dell'Interno,   rappresentato    e    difeso dall'Avvocatura Distr. dello Stato,  domiciliata  in  Ancona,  piazza Cavour, 29;      Per l'annullamento del provvedimento emesso dalla  Prefettura-UTG di   Ancona   Sportello   Unico   per   l'Immigrazione    prot.    n. P-AN/2009/102689 con cui si rigetta la dichiarazione di emersione dal lavoro irregolare.      Visti il ricorso e i relativi allegati;      Viste le memorie difensive;      Visti tutti gli atti della causa;      Visto  l'atto  di  costituzione   in   giudizio   del   Ministero dell'Interno;      Relatore nella camera di consiglio del giorno 7  luglio  2011  il dott.  Gianluca  Morri  e  uditi  per  le  parti  i  difensori   come specificato nel verbale;      Rilevato quanto segue in fatto e in diritto:      1. Il ricorrente, cittadino senegalese, impugna il  provvedimento con il quale il competente  Sportello  Unico  per  l'immigrazione  di Ancona, recependo il pedissequo parere negativo espresso dalla locale Questura, ha respinto la  dichiarazione  c.d.  di  emersione  di  cui all'art. 1-ter del D.L. 1° luglio 2009, n. 78, convertito nella L.  3 agosto 2009, n. 102 (presentata dal datore  di  lavoro  dello  stesso ricorrente). Il diniego si fonda sulla circostanza che il Sig. D.  ha subito una condanna definitiva per il reato di cui all'art.  171-ter, comma 2, della L. 22 aprile 1941, n. 633,  alla  pena  di  mesi  8  e giorni 20 di reclusione ed € 2.200 di multa, per  commercializzazione di opere protette dal diritto d'autore (in particolare 52 CD e 24 DVD privi del marchio SIAE,  nonche'  prodotti  con  marchi  contraffatti quali borse «Prada» e «Louis Vuitton»). Tale reato rientra fra quelli che  il  comma  13  dell'art.  1-ter  considera  ostativi  alla  c.d. regolarizzazione, ed in  particolare  esso,  in  ragione  della  pena edittale prevista  dalla  norma  incriminatrice,  e'  ricompreso  fra quelli di cui all'art. 381 c.p.p.      2.  Il  provvedimento  e'  censurato  sotto  il   profilo   della violazione del principio di  proporzionalita',  nella  parte  in  cui riconnette automaticamente l'impossibilita'  di  accedere  alla  c.d. sanatoria, alla condanna, anche con sentenza non  definitiva,  per  i reati  di  cui  agli  artt.  380  e   381   c.p.p.,   senza   imporre all'amministrazione di valutare in concreto la pericolosita'  sociale del beneficiario dell'emersione. Il ricorrente  deduce  che  cio'  si pone in contrasto anche con i principi costituzionali,  in  quanto  i suddetti articoli del codice di  rito  penale  comprendono,  tra  gli altri,  reati  che,  pur  passibili  in  astratto  di  pene  edittali significative, non creano in realta' allarme sociale.      3. A giudizio del Collegio, la  condanna  subita  dal  ricorrente risulta preclusiva ai fini della procedura  di  emersione,  dovendosi ricondurre all'art.  381  comma  1  cpp,  e  tale  preclusione  opera automaticamente, senza che residuino margini valutativi discrezionali in capo alla pubblica  amministrazione.  Di  conseguenza  il  ricorso andrebbe respinto.      4.  Questo  Collegio,   tuttavia,   dubita   della   legittimita' costituzionale dell'art. 1-ter, comma 13, della L. n. 102/2009, nella parte in cui riconnette automaticamente l'impossibilita' di  accedere alla c.d. sanatoria alla condanna, anche con sentenza non definitiva, peri reati di  cui  agli  artt.  380  e  381  c.p.p.,  senza  imporre all'amministrazione di valutare in concreto la pericolosita'  sociale del beneficiario dell'emersione.      5. A questo riguardo (anche per ragioni di economia  processuale) ritiene di far proprie le  argomentazioni  gia'  esposte  in  analoga ordinanza di questo Tribunale (cfr. TAR  Marche 11/05/2011 n. 282) adottata sulla scorta di quanto gia' ritenuto dal TAR Friuli  Venezia Giulia nell'ordinanza 24 febbraio 2011, n. 100,  con  cui  era  stata sollevata la medesima questione di legittimita' costituzionale  della norma in esame.      6. Va  pertanto  ulteriormente  sollevata,  per  le  ragioni  che verranno in  prosieguo  evidenziate,  la  questione  di  legittimita' costituzionale della norma  applicabile  alla  fattispecie  (e  cioe' l'art. 1-ter, comma 13, del D.L. 1° luglio 2009 n. 78,  convertito  - con modificazioni - in L. 3 agosto 2009 n. 102, in relazione al reato di cui all'art. 171-ter, comma 2, della L. 22 aprile 1941, n. 633).      6.1 La rilevanza della questione deriva  dalla  circostanza  che, vigente la norma nella sua attuale formulazione, il ricorso  dovrebbe essere rigettato.      6.2 Quanto alla non  manifesta  infondatezza  si  osserva  quanto segue.      L'art. 1-ter, comma 13, per quanto qui rileva, dispone  che  «Non possono essere ammessi  alla  procedura  di  emersione  prevista  dal presente articolo i lavoratori extracomunitari:      a) ...      b) ...      c) che risultino condannati, anche con sentenza  non  definitiva, compresa quella pronunciata anche a  seguito  di  applicazione  della pena su richiesta ai sensi dell'articolo 444 del codice di  procedura penale, per uno dei reati previsti  dagli  articoli  380  e  381  del medesimo codice.».      Il reato per il  quale  il  ricorrente  e'  stato  condannato  vi rientra. Tuttavia pare al Collegio che la disposizione  che  inibisce la regolarizzazione dello  straniero,  in  presenza  di  qualsivoglia tipologia di condanna che rientri negli artt. 380 e 381 c.p.p., senza che sia consentito all'Amministrazione di valutarne la rilevanza,  in termini  di  pericolosita'  sociale,  contrasti  col   principio   di ragionevolezza, proporzionalita' e di parita' di trattamento.      Quanto al primo aspetto, si ritiene non risponda ai  principi  di ragionevolezza e proporzionalita' che la medesima, grave, conseguenza della  non  ammissione  alla  procedura  di  emersione  (che,  merita sottolinearlo, vale a rendere regolari soggetti che  gia'  vivono  da tempo  e  lavorano  nel  territorio  dello  stato  in  condizioni  di precarieta') colpisca, allo stesso  modo,  gli  stranieri  che  hanno compiuto reati di rilevante gravita', e che generano allarme sociale, e coloro che - al pari del ricorrente - siano  incorsi  in  una  sola azione disdicevole, di  scarsissimo  rilievo  penale,  dovuta  ad  un oggettivo stato di bisogno e di disperazione, e  avendo  compreso  il disvalore del  proprio  operato,  abbiano  in  prosieguo  tenuto  una condotta di vita esente da mende.      Ugualmente, pare violare il fondamentale principio di parita'  di trattamento di cui all'art. 3 della Costituzione, riservare,  con  un automatismo   che   in   piu'    occasioni    e'    stato    ritenuto costituzionalmente  non  corretto  (sia  pure   con   riferimento   a fattispecie  diverse  da  quella  all'esame),  la  medesima  sorte  a soggetti che si sono bensi' resi colpevoli  di  azioni  di  rilevanza penale, ma profondamente diverse per gravita' e intensita' del dolo.      Pur essendo pacifico, come la Corte Costituzionale ha piu'  volte ribadito, che la disciplina  della  permanenza  degli  stranieri  sul territorio  dello  Stato  e'  affidata  alla   discrezionalita'   del legislatore, cui spetta il bilanciamento dei vari interessi in gioco, e' altresi' vero che tale discrezionalita' incontra il  limite  della ragionevolezza e proporzionalita', come riconosciuto  dalla  medesima Corte in numerose pronunce (sentenze n. 104 del 1969, n. 144 del 1970 e n. 62 del 1994).      Il Collegio  e'  ben  consapevole  che  la  Corte  ha  dichiarato inammissibili o respinto questioni analoghe a quelle  qui  sollevate, ad  esempio  con  riferimento  all'automatismo  che  caratterizza  il diniego  di  rinnovo  di  permesso  di  soggiorno  in   presenza   di determinati reati (stupefacenti); ma non puo' esimersi dall'osservare che in altre situazioni (si veda, ad esempio, la decisione n. 180/08) ha ritenuto di dichiarare la non fondatezza delle questioni sollevate sol perche', medio tempore, la giurisprudenza (in alcuni casi)  aveva fornito un'interpretazione piu' «morbida» della norma, e,  in  altri, lo  stesso  legislatore  (in  applicazione  di   norme   o   principi comunitari) ne aveva mitigato il rigore con  nuove  disposizioni,  ad esempio prevedendo che, per i soggetti entrati  con  ricongiungimento familiare e/o per i soggiornanti di lungo periodo,  l'Amministrazione non potesse respingere l'istanza di rinnovo del permesso di soggiorno per la sola preesistenza di una condanna, ma dovesse  valutare  altri ed ulteriori elementi. A contrario,  si  puo'  quindi  ritenere  che, tendenzialmente,  il  sistema  rifiuti  ogni  automatismo,  idoneo  a generare  ingiustizie  e  disparita',  perche'  contrastante  con   i richiamati principi di parita' di trattamento e di adeguatezza.      In definitiva, il Collegio ritiene rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimita' costituzionale dell'art 1-ter, comma 13, della L. 3.8.09 n.  102,  il  relazione  al  reato  di  cui all'art. 171-ter, comma 2, della L. 22 aprile  1941,  n.  633,  nella parte in cui dispone che non possono essere ammessi alla procedura di emersione tutti coloro che hanno subito condanna  che  rientri  negli artt. 380 e 381 c.p.p., senza che sia consentito  all'Amministrazione che  istruisce  il  procedimento  valutare  la  gravita'  del  reato, l'allarme sociale che lo stesso ha procurato, la condotta  successiva tenuta dal soggetto; in una parola, la attuale pericolosita' di colui per il quale e'  chiesta  la  regolarizzazione,  per  violazione  dei principi di ragionevolezza e proporzionalita' e  per  violazione  del principio di parita' di cui all'art. 3 della Costituzione.      7. In punto di fatto va solo aggiunto che l'odierno ricorrente e' stato condannato - nel 2009 - per  avere  venduto  supporti  audio  e video privi del marchio SIAE oltre a merce con marchio  contraffatto, ossia per un reato che ordinariamente non e' suscettibile  di  creare particolare allarme sociale. Per cui non e'  da  escludere  a  priori che, laddove la legge consentisse una valutazione caso per caso della concreta pericolosita' sociale, la competente Amministrazione avrebbe potuto pervenire ad una diversa conclusione del procedimento,  previo accertamento dell'insussistenza di altre cause preclusive  alla  c.d. emersione.      8. Per le ragioni dianzi esposte,  questo  Tribunale  solleva  la questione di legittimita' costituzionale dell'art. 1-ter del D.L.  1° luglio 2009 n. 78, convertito nella L. 3  agosto  2009,  n.  102,  il relazione al reato di cui all'art. 171-ter, comma 2  della  Legge  22 aprile 1941 n.  633,  nella  parte  in  cui  esclude  automaticamente l'accesso alla c.d. sanatoria in  presenza  di  condanne,  anche  non definitive, per i reati di cui agli artt. 380  e  381  c.p.p.,  senza prevedere una valutazione della concreta  pericolosita'  sociale  del lavoratore extracomunitario di cui e' chiesta la regolarizzazione.      Il presente giudizio va quindi sospeso nelle more della decisione della Corte Costituzionale.      Visti gli artt. 134 Cost. e 23 della L. 11 marzo 1953, n. 87;  
                               P.Q.M.        A norma dell'art. 23 della legge 11 marzo  1953  n.  87,  solleva questione di legittimita' costituzionale dell'art. 1-ter del D.L.  1° luglio 2009 n. 78, convertito nella L. 3  agosto  2009,  n.  102,  in relazione al reato di cui all'art. 171-ter, comma 2  della  Legge  22 aprile 1941 n.  633,  nella  parte  in  cui  esclude  automaticamente l'accesso alla c.d. sanatoria in  presenza  di  condanne,  anche  non definitive, per i reati di cui agli artt. 380  e  381  c.p.p.,  senza prevedere una valutazione della concreta  pericolosita'  sociale  del lavoratore extracomunitario di cui e'  chiesta  la  regolarizzazione, per violazione dei principi di ragionevolezza  e  proporzionalita'  e del principio di parita' di cui all'art. 3 della Costituzione.      Sospende il giudizio  in  corso  e  dispone  che,  a  cura  della Segreteria,  gli  atti  dello  stesso  siano  trasmessi  alla   Corte costituzionale per la risoluzione della prospettata questione  e  che la presente ordinanza sia comunicata alle parti,  al  Presidente  del Consiglio dei ministri ed ai Presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati.      Cosi' deciso in Ancona nella camera di  consiglio  del  giorno  7 luglio 2011.                          Il Presidente: Passanisi                                                         L'estensore: Morri 

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